Diciassettesimo Capitolo.
Novembre 1976.

Durante Storia della Magia, dopo pranzo. Continuato a Pozioni, dopo Storia della Magia.

Da Sirius Black;

BENE AMICI
indovinate di chi sarà il compleanno
tra due giorni.
Vi darò un indizio,
IL MIO.
Qual è il piano??

Da James Potter;

Piano, che piano, dovrebbe
esserci un piano?
Cos'è tutto questo discorso sui
compleanni? Ah. Ah.

Da Sirius Black;

NON SEI DIVERTENTE.
Voglio un PARTY.
Non ne ho avuto uno
l'anno scorso.

Da James Potter;

Perché non ti vogliamo bene.
Che tragedia.

Da Peter Pettigrew;

INOLTRE ERI STATO
APPENA RIPUDIATO GIUSTO?
NON PENSO CHE TI SENTISSI MOLTO
FESTOSO.

Da Sirius Black;

Grazie Pete, mi ero scordato
di quell'incantevole incidente.
NON È QUESTO IL PUNTO. Il Party
Molto Sexy ed Eccitante di Sirius Black
per il suo Diciottesimo Compleanno
sta arrivando e ho bisogno di
idee, altrimenti voi tutti
non sarete ASSOLUTAMENTE invitati.

Da Remus Lupin;

Nessuno salterà nudo fuori da
una torta per te, tra parentesi.

Da Sirius Black;

Non sei spiritoso.

Da Remus Lupin;

Sarebbe costoso.
Saltare fuori da una torta.

Da Sirius Black;

Potreste assumere
qualcuno a basso prezzo!
COME POTTER.

Da James Potter;

NIENTE TORTA, AMICO, PUNTO E FINE.

Da Sirius Black;

Ma saresti così
invitante tutto coperto di
glassa. Forse in questo modo
la Evans ti amerà di nuovo!
NON È BUFFO POTTER

Da James Potter;

Me stesso coperto di glassa non è per il
consumo del pubblico
generale. 

Da Remus Lupin;

Il pubblico generale
vorrebbe ringraziarti.

Da Sirius Black;

Ho il cuore infranto.

Da Sirius Black di nuovo;

Va bene. Se avete
intenzione di essere dei CATTIVI
AMICI, renderò le cose
semplici. Ho fatto
una lista di rifornimenti,
potete andare a
prenderli.

Da Remus Lupin;

Molto gentile da parte
tua.

Da James Potter;

PRENDITELA NEL CULO come se non
avessimo già dei piani.
(nel culo!!)

Da Sirius Black;

LI AVETE?! AVETE
DEI PIANI??!
OH JAMES SONO COSI' FELICE
VIENI QUA E FATTI
DARE UN BACIO

Da James Potter;

Nel bel mezzo di Pozioni?
PENSO PROPRIO DI NO. È
meglio lasciare alla privacy
i nostri intimi abbracci passionali.

Da Remus Lupin;

Siete disturbati.

Da Peter Pettigrew;

QUALI INTIMI
ABBRACCI PASSIONALI????

Da Sirius Black;

Non diventare geloso tesoro,
è disdicevole.

Da James Potter;

Sì guarda com'è rosa.

Da Sirius Black;

È sempre rosa.

Da Peter Pettigrew;

CHI È ROSA???!
NON SONO ROSA.

Da Remus Lupin;

Ha sempre avuto l'aspetto...
beh è più come
"sano" secondo me.

Da James Potter;

Sì, io avrei detto
FUCSIA.

Da Sirius Black;

È senza dubbio
più magenta.

Da Peter Pettigrew;

È senza dubbio che
VI ODIO TUTTI.

Da Sirius Black;

Qualcuno ha notato che
non stiamo più parlando
di ME??
PROBLEMA.
Allora quali sono questi piani???

Da Remus Lupin;

Sono delle SORPRESE.

Da Sirius Black;

Non mi piacciono le sorprese
a meno che non coinvolgano James
e una torta.

Da Remus Lupin;

Vedremo.

Da James Potter;

TRADITORE!!!

***

Remus ha imparato molto tempo fa che i compleanni dei Malandrini non sono come gli altri. Questa lezione importante è stata appresa quando Sirius gli ha spinto la faccia nella sua prima torta di compleanno malandrina -- che era, per coincidenza, non una torta vera, ma piuttosto un tegame pieno di cioccolata fusa con una ciliegina sopra. Questo è il modo in cui un Malandrino deve imparare a dire Buon Compleanno. Fa sempre sentire Remus schifiltoso, anche dopo sette anni di pratica. A lui semplicemente non piace spingere le facce delle persone in qualcosa, così James spesso lo incarica di procurare i rifornimenti e di mettere su le decorazioni.

Beh, Remus è un disastro a mettere su le decorazioni. Non ha occhio e spesso si ingarbuglia nelle stelle filanti, il che risulta in un sacco di carta crespata strappata e un incredibile malumore. "Remus," gli disse James alla fine, in quel primo pomeriggio, "siamo maschi Grifondoro del Settimo Anno. Non abbiamo bisogno di carta crespata."

"Grazie a Dio," replicò Remus e uscì per andare a prendere il whisky incendiario.

È, suppone, una qualche sorta di azione riaffermante -- che mostra che non è tutto Prefetto, non fino in fondo. Tanto per cominciare, può battere nel bere qualunque suo amico e probabilmente qualunque suo insegnante, anche se non gli piace molto il sapore del whisky incendiario. Suppone che sia il suo metabolismo, che fa cose strane di cui non è sicuro. La prima volta che si è reso conto di questo è stato con Sirius, che smise di parlargli per settimane dopo, con un congedante "davvero, Moony, ci hai tenuto all'oscuro di questo per così a lungo?" e un conforme "inaccettabile!" di James.

"Abbiamo la musica?" urla James dalla sala comune. "Qual è la musica?"

"Non lo so," gli urla di risposta Remus, scandagliando il suo baule. "Tutta la mia musica è troppo bella. Prendiamo la sua?"

"Va bene," giunge la voce di James un momento dopo, in un grugnito strangolato, "solo -- ah -- prendila tu dato che stai lì, eh?"

Remus si raddrizza. Le sue braccia sono piene delle bottiglie risonanti di whisky incendiario; gli ci vorranno altri due viaggi per portare tutto giù, senza contare le due enormi casse di rum e di vodka spaventosamente infusa col pepe che ha portato dalla Lettonia e che tutti hanno troppa paura di assaggiare. Se prova a caricare le braccia con l'enorme collezione sciupata di dischi punk di Sirius, sia dei Maghi che Babbani, probabilmente cadrà giù per le scale e verserà tutto l'alcol, il che -- nonostante sia un modo eccellente per inaugurare una nave -- non è il modo per fare una festa di compleanno malandrina.

Beh, pensa solidalmente, James deve essere estremamente occupato. Perché sarebbe certamente venuto al piano di sopra e avrebbe aiutato se non fosse estremamente occupato.

Quando scende l'ultimo scalino nella sala comune, James è, in effetti, sul pavimento, le caviglie e un polso ingarbugliati nella carta crespata e uno sguardo di perplesso disgusto sul volto.

"Carta crespata," mormora, senza guardare Remus negli occhi. "Avrei dovuto lasciarla stare. Astuta."

"Lo so," replica Remus. "Ti prende dove sei più debole e poi non c'è speranza." Gentilmente, aiuta James a sbrogliarsi, sebbene osservi in modo diffidente la carta crespata continuamente. Non sa di cosa, esattamente, sia capace. "Non so quale sadico l'ha inventata. Qualcuno con le dita di cui non mi fido. La mettiamo su con la magia?"

"Amo le bacchette," dice James, prendendola dalla sua tasca posteriore. "Sai, è stupefacente come i Babbani non vadano in giro barcollando con le mutande sulla testa, senza saper riconoscere la destra dalla sinistra."

"Oh, impressionante," dice Remus seccamente, "questi Babbani. E ci riescono da così tanto tempo."

Agitando le bacchette all'unisono, mettono i riccioli filanti, in qualche modo annodati ma ancora passabili, della carta crespata in aria e li buttano qua e là sopra i travicelli. Sono ragazzi, suppone, quindi non deve essere simmetrico -- sebbene la completa negligenza di alcune strisce incrociate lo faccia acquattare. "Direi che va bene," dice alla fine, facendo un passo indietro e togliendosi i capelli dagli occhi. "Beh, deve andare bene, dato che non ho la minima idea di come tirarli giù e ricominciare tutto daccapo."

"Dai," dice James, sebbene dubbiosamente. "Non è così male."

"Ciao," dice Peter, arrivando con la victrola di Remus. "Tutta la carta crespata del mondo è venuta qui a morire?"

"Rimarrà così per sempre," mormora James sulla difensiva. "Come promemoria del nostro grande trionfo sulla carta che è crespata."

"Non lo chiamerei veramente un trionfo," dice Peter in maniera esitante.

"Ha ragione, sai," ammette Remus. "È più come la vittoria di Pirro."

"Penso che chiunque veda questa stanza rimarrà sconfitto," aggiunge Peter.

"E se li facciamo ubriacare troppo per notarlo?" suggerisce James. "Buon Dio, Moony, è un sacco di whisky incendiario. Che diamo alle persone a cui piacciono bevande meno dolorose?"

"Di sopra ho un po' di roba babbana di mia sorella!" si offre Peter volontariamente. "Pads è stato un barista, giusto? Potrebbe darle un buon sapore."

"Non lo vogliamo bloccato dietro a un bar per tutta la notte," obietta James con, pensa Remus elogiativamente, una considerazione insolita. "Si metterà a testare tutte le sue creazioni e una settimana dopo lo ritroveremmo con la testa nel water. Faremo solo... una cosa tipo... del punch. Non può essere così difficile, giusto? Faremo del... succo. Peter, l'hai fatto tu quello striscione?"

"L'ho iniziato," dice Peter dubbiosamente. "Non riesco però a fare i ritratti. Non so come verrà fuori."

"E io ho la macchina fotografica," dice Remus. "Sai. Per le foto. Per documentare il caos." Tenta uno sguardo furtivo.

"Remus, hai qualcosa nell'occhio?" chiede Peter. "Un moscerino? Hai bisogno di aiuto?"

"No," mormora Remus. "Stavo cercando di implicare che ricatterò tutti voi e mi trasferirò col denaro sporco in una soleggiata isola caraibica, dove le indigene formose mi nutriranno di cioccolata per tutto il giorno."   

James lo fissa. "Riesci persino a far sembrare quello barboso," dice. "Ottimo lavoro amico, davvero. È impressionante."       

***

***

Una gloriosa documentazione del diciottesimo compleanno di un Sirius Black, Grifondoro e Malandrino, con le didascalie aggiunte per la posteriorità dall'Egregio Signor Moony.

 







***

"Moo-ooh-ooh--ny," urla Sirius. "Dov'è Moo-ooh-ooh--ny, voglio encomiarlo per questo suo eccellente acquisto lettone. Che lungimiranza! Che intuito! Che Moo-ooh-ooh--ny!"

Remus, però, si è nascosto. Questo è, dopotutto, un party, e anche uno molto bello, con lo striscione di Peter appeso in alto, al di sopra degli avvenimenti, dove -- ha sussurrato James -- nessuno sarà capace di vederlo. Dovrebbero essere loro, tutti e quattro, ma sembra, pensa Remus, come se una penna molto grande abbia vomitato su un grande rotolo di pergamena e sia stata poi torturata fino ad avere spasmi di disperazione e agonia per un periodo molto lungo. Con delle facce. Ci sono, sicuramente, delle facce. Quella con tre schizzi di inchiostro che attraversano una gigantesca bolla è Remus, suppone Remus, e quella con i cerchi irregolari da qualche parte in mezzo a un pasticcio nero è James. Peter non si è fatto i capelli. Sirius è quello alla sinistra, con un aspetto selvaggio, strabico e definitivamente sbilenco. Lo striscione ha un qualcosa di irresistibile, piccoli personaggi tristi e lugubri che, in qualche modo, sono colti con esattezza.

"Nessuno di noi è un artista," ha detto James a Peter prima. "Sei un uomo coraggioso e bravo."

"Pepe!" sta urlando Sirius ora. "È pepe e alcol insieme! Genio! Europa del Nord! Ehi, ciao, da dove vieni? Qual è il tuo nome? Ashley? Ahahaha whoa okay allora mff--"  

"Ehi," giunge una chiamata, e all'improvviso la porta dell'armadio si spalanca. Remus alza lo sguardo colpevolmente per vedere James che lo fissa indistintamente, oscillando leggermente. "Che stai facendo qui dentro? Andiamo. Che diamine. Leggere in un armadio. È un party! È il party di Sirius! Vieni -- ti sei perso il suo Ballo Sexy sul tavolo!"

"Argh," protesta Remus. "Senti, James, lo so che è un party e sono davvero contento che vi stiate divertendo tutti, ma ho un sacco di cose da leggere e mi conosci, questo non è proprio -- i party, lo sai--"  

"Su," insiste James spietatamente e lo strattona in piedi, trascinandolo fuori dell'armadio.

Non ci sono, in realtà, così tante persone come c'erano quando Remus si era insinuato nell'armadio per nascondersi. Ci sono, apparentemente, una ragazza corvonero di nome Ashley, Frank, Kingsley, con le braccia incrociate sul petto, che sta ingurgitando whisky incendiario dopo whisky incendiario senza batter ciglio, e qualcuno addormentato a faccia in giù sul pavimento che da dietro sembra un ragazzo del quinto anno che Remus riconosce solo dalla pettinatura. Peter sta osservando il suo whisky incendiario nervosamente e Sirius è l'anima di una piccola festa che va scemando.

"La Evans è andata via," confida James nell'orecchio di Remus, molto più forte di quanto probabilmente intende. "Mi sento orribile. Ero cosìììì ubriaco. Così ubriaco. Tutto quello che riuscivo a dirle era 'scusami sono così ubriaco.' 'Scusa!' ho detto ma è stata così carina. È la migliore. Mi sono scordato l'intera conversazione che stavamo facendo mentre la stavamo facendo."

"Sono sicuro che andrà tutto bene," dice Remus, adocchiando Frank nervosamente.      

"Un bis!" richiede James, avendo evidentemente perso interesse nell'onnipresente Problema Evans. "Un bis della specialità di Sirius Black, il Ballo Sexy! Forza, amico! Sul tavolo! Dov'è il tuo cappello a paralume?"

Remus Lupin odia i party. Odia gli ubriachi -- gli ubriachi felici e gli ubriachi tristi allo stesso modo, ma per ragioni diverse -- e odia sapere che a un certo punto un qualche Grifondoro farà pipì su qualcosa di importante (forse, in effetti, è già successo) e solo lui sarà sobrio abbastanza per pulirlo. Non vede l'ora per la seconda parte, le languide, oscure ore prima dell'alba, quando, alla fine, rimangono solo loro quattro a scambiarsi carte e regali come decenti e rispettabili inglesi, e non come dei barbari hooligan grifondoro.

Hooligan, ripete la mente di Remus.  

"Buon Dio," dice, ad alta voce. "Sono un quarantenne nel corpo di un ragazzo."

"Grazie per l'Ovvietà Del Giorno, Moony." James rotea gli occhi, scavalcando abilmente il corpo prostrato di qualcuno che Remus non ha mai visto prima. Alcuni Babbani stanno distruggendo una chitarra attraverso la tromba della Victrola. Remus si sente stanco, irritato e molto vecchio.

"Moony!" dice Sirius felicemente, affiorando in superficie. Ashley ridacchia e si strofina la bocca. Remus odia veramente, veramente gli ubriachi. Sirius indossa un cappello rosa con nappe scintillanti; ha cioccolata e carta crespata nei capelli e il suo viso è coperto di rossetto. Intorno alle otto ha cominciato a richiedere baci per il birthday boy e molte poche persone hanno avuto il senso o il coraggio di rifiutare. Perfino Kingsley ha accondisceso a chinare la testa sui capelli di Sirius, un atto che solo lui poteva renderlo maestoso e dignitoso. "Moooooony volevo ringraziati per la deliziosamente fantastica vodka al pepe. Amo la vodka al pepe. Sento di aver trovato l'anima gemella. Avremmo bambini di vodka al pepe. Di nome Alexei. Sturginoff. Sturginoffski. Hey," quest'ultimo a Ashley, con uno sguardo turbato, "quanti anni hai, comunque? Come sei entrata qui?"

"Sedici," dice Ashley, e ridacchia di nuovo, in modo rivoltante. "Sono la cugina di Meg."

"Sedici! Penso che adesso sia illegale, sai, vecchio pervertito," dice James saggiamente, crollando nel divano più vicino.

"È illegale," fa sapere Sirius a Ashley genialmente, dandole una pacca consolante sul sedere. "Questo è possibilmente illegale. O no. Non lo sappiamo. Terribilmente dispiaciuto. Sei una ragazza," dice questo a una voce così bassa che quasi sembra un brontolio, "molto... molto... dolce mmf."   

"Non so cosa dire," mormora Remus.

"Tuuuu dovresti ritornare alla tua Casa," la informa Sirius in modo intontito, arretrando e indicandola in modo significativo. "Non puoi stare fuori fino a tardi. È stata una serata meravigliosa."

"Potrei rimanere qui," fa le fusa Ashley.

Remus odia le ragazze che fanno le fusa.

"No," dice Sirius allegramente, "no davvero, è un tipo di cosa da Grifondoro, sì, dopo questo quindi, no. Ma Buon Compleanno a me, sono contento di averti incontrato, sì, buona notte," e la spintona fuori della porta con una quantità non proprio necessaria di palpate.

"Sei crudele con loro," dice Remus, sebbene teneramente.

"Non sono crudele," dice Sirius, scioccato. "Moony, che faccia tosta! Le insinuazioni! E al mio compleanno! Come sono crudele!" Si strofina le mani con gusto.

"Beh, ti amano," dice Remus. "Hai quel tipo di -- personalità. E poi dai una pacca sui loro sodi e strani sederi femminili e le cacci via. Per forza dopo si struggono."

"Certo che si struggono." Sirius sorride radiosamente. "Fa parte del divertimento. Dovresti provarlo qualche volta -- far struggere le persone."

"Non saprei come," dice Remus in modo superficiale. "Va bene. Fuori. Fuori!" Colpisce con la punta del piede due figure prone sul pavimento, rotolandole gentilmente verso la porta.

"Ehi," dice Kingsley, improvvisamente dietro di lui. "Ti aiuto." Si abbassa, prendendo i due per i colletti e trascinandoli fuori. "Vi lascerò da soli," aggiunge, sollevando un sopracciglio in saluto.

"Sei un buon uomo," dice Remus. "Sei un buon uomo, Kingsley Shacklebolt."

"Controlla che Sirius abbia un buon compleanno e che non beva più vodka al pepe," dice Kingsley. Lo comanda, in realtà. "Controlla anche che non si vomiti addosso."

"Sarò uno scudo umano se necessario," dice Remus.

Il resto degli ospiti si disperde. Remus chiude la porta dietro di loro con un chiaro snick, gira la chiave e va a sedersi accanto a Peter, che non è, misericordiosamente, ubriaco. Remus è improvvisamente sopraffatto dalla gratitudine per la sua presenza. "Grazie, Peter," dice e Peter lo guarda come se avesse perso la testa.

"Bis," borbotta James. "Bis, Sirius, vecchio ragazzo, vecchia ragazza, bis!"

"Niente più balli," dice Sirius beatamente, ciondolandosi sul grembo di James e dandogli un bacio bagnato sull'orecchio. "Niente più balli per te." Espira enormemente e cade all'indietro, dimenandosi confortevolmente tra le braccia aperte di James. "Sono troppo stanco per ballare. Questo è stato un compleanno fantastico, meraviglioso, sorprendente. Buon compleanno a me," in un leggero e stordito tenore fuori tempo, "buon compleanno a me, buon compleanno a Sirius, buon compleanno aaa... me."

"Il tuo collo odora di tequila," lo informa James.

"Bene," dice Sirius. "Anche la mia bocca, senti?" e soffia sul viso di James per dimostrarlo.

"Yagh!" protesta James, arricciando il naso in orrore schifato. "È come l'interno di un soprabito."

"Buon compleanno a me," canticchia Sirius.

Peter capovolge la bottiglia di whisky incendiario e l'osserva con interesse. Remus si sistema sui gomiti. Il disco è giunto, finalmente, alla fine e l'aria è colma del crepitio vano della Victrola nel silenzio.

Com'è possibile, si domanda Remus, sentirsi così solo tra i suoi tre migliori amici? È colpito da questa stranezza -- da quanto siano diversi l'un l'altro, da quanto, innanzitutto, sia miracoloso che siano andati d'accordo e da quanto sia strano che riescano ad andare d'accordo. Qualunque colla li incateni insieme così bene non può essere classificata o chiamata o analizzata; funziona senza le proprietà della logica e del buon senso. Beh, suppone Remus, questa è l'amicizia. È quello che viene dalla necessità o dall'impulso o dalla fortuna, ma mai da qualcosa di comprensibile. Si lecca le labbra inconsapevolmente.

"Allora-aaaa," dice Sirius vivacemente dalla sua posizione flaccida sul ginocchio di James, agitando la mano regalmente nell'aria e fissando il soffitto, "dove sono i miei regali?"

"Ho bruciato il mio per protesta," mormora Remus, troppo debolmente per farsi sentire.

"Io ti ho fatto uno striscione!" dice Peter, indicando in alto. "Quello lì, sulla sinistra, quello sei tu. Ci ho lavorato per ore. Mentre James e Remus erano ingarbugliati con la carta crespata."

"Lo vedo ora," dice Sirius beatamente. "Sono quello con tutti quei capelli. Pete, ragazzo mio, quella è la migliore rappresentazione del naso di Moony che abbia mai visto in vita mia." Rivolge lo sguardo al naso di Remus, mette a fuoco e sogghigna. "La somiglianza è perfetta!" esclama. "Questo è il migliore regalo di compleanno del mondo. Pete. Peter. Petey. È fantastico. Chi è il prossimo? Il vostro re sta aspettando le offerte."

"Ti ho preso," dice James, per non essere da meno, "una scatola piena di stuzzichini. È laggiù all'angolo e non riesco ad arrivarci perché c'è qualcosa sul mio grembo. Oh, ciao. Sei tu. Ciao!"

"Ciao," dice Sirius. "Ecco, Moony, sii sportivo, dai, e prendi la scatola di James dai molti stuzzichini."

"Ho paura di toccarla," dice Remus ma obbedisce.        

Sirius attacca violentemente il regalo con lo stesso piacere che ha sempre avuto e che sempre avrà per le uniche due cose nella sua vita meritevoli di energia: i regali e i budini. "James," dice Sirius, qualche momento più tardi, la sua faccia che si abbatte. "James, è un libro. È solo uno stuzzichino ed è un libro."

"Non è un libro qualunque," rimprovera James. "Abbi un minimo di fede, uomo! Aprilo."       

Sirius apre il libro.

"Per tutti i calzini a pois di Merlino," bisbiglia Sirius. "James, è eccezionale."

"Cosa," chiede Peter, "che cos'è?"

Gli occhi di Sirius sono più spalancati di come Remus li abbia mai visti. Sembrano come se siano sostenuti da degli invisibili stuzzicadenti. Gira una pagina e spinge di lato il libro verso James, sogghignando così tanto e con così tanta gioia pura che sembra che la sua faccia si spacchi in due. "Guarda -- oh mio Dio ahahahah guarda questo!"  

"Ne ho fatto un gran uso di quello," concorda James solennemente.

"Le mie gambe non fanno così," sussurra Sirius, chiaramente in soggezione. "Non penso che le mie gambe lo facciano. Wow, ci danno dentro sul serio, eh?"

"Proprio così," dice James, evidentemente al libro. "Continua così. Sdraiati e pensa all'Inghilterra."

"James," dice Remus, incerto.

"Che cos'è?"  

Sirius dà una scorsa ad altre pagine, viso ardente di contentezza. "James, è così incredibile. È così stupendo."

"Fammelo vedere!" richiede Peter.

"Bene, lagna lagna lagna, non lasciare al birthday boy il suo regalo per più di un secondo prima che glielo strappino di mano," dice Sirius, irritato, facendolo cadere nelle mani tese di Peter. "Ma per l'amor di Dio, stai attento e non piegare nulla. Oh, James, non sono mai stato così felice. Sei il migliore amico che un ragazzo possa avere."

Remus, con la terribile sensazione di sapere già cosa vedrà, si china sopra la spalla di Peter.

"Whoa," bisbiglia Peter, a lungo, a bassa voce e in venerazione.

"Un Kamasutra Magico," legge Remus. "Beh, James. Maturo da parte tua."

"Si muovono, Moony," dice Sirius. "È fantastico."   

"Si muovono," concorda Remus. "È pornografico."

"Non è sano," mormora Sirius tristemente. "Non è sano. È stato rovinato quando era piccolo, ma non è sano." Lancia a Remus uno sguardo di disappunto. "Solo -- gira alla prima pagina. Dimmi che non ti fa sciogliere dentro."

Remus gira la pagina velocemente per farlo contento. Remus guarda attentamente da sopra la spalla di Peter lo strano e insolito groviglio di arti che sembra animalesco, disperato e in qualche modo comico. Remus prende il libro da Peter, ignorando il suo suono sofferente, e capovolge il libro. "Beh," dice. "Ho trovato una testa." C'è una donna, pensa, dai fianchi, e l'intero posteriore di un uomo, e le loro gambe si agitano selvaggiamente. Remus ci riflette. E poi, inizia a ridere.

"Non è sano," ripete Sirius. "È tutto sbagliato."

buffo," protesta Remus. "Sembrano come degli insetti a pancia all'aria!"

"Ugh," dice James. "Sono contento che dimenticherò quello al mattino. Prova pagina settantasei. È la mia preferita."

Remus lo fa, divertito e sentendosi in qualche modo superiore, se non in qualche modo deluso. Com'è poco romantico, pensa, fermarsi sulla pagina appropriata. "Lei è a testa in giù," dice. "Sembra che stia per soffocare. Mi dispiace per lei."

"Quella è la beatitudine," mormora James. "Devi rovinare tutto ciò che è sacro?"

"Rivoglio il mio regalo," borbotta Sirius, tendendo le braccia. "Non me ne separerò mai. Sarò un allievo modello, James Potter. Aspetta un attimo, non c'è un altro regalo per me?"

Remus sospira. Non è mai stato bravo con i regali. Conosce di Sirius, impossibilmente bene, tutte le cose che lo fanno arrabbiare e tutte le cose che, inesplicabilmente, lo fanno ridere, e quello che lo fa diventare pazzo per la gratitudine. Ma James è bravo con i regali e Peter, avventatamente, ci prova sempre e Remus non riesce mai a fare centro. "Ehm," dice Remus.

"C'èèèè," dice Sirius sommessamente. "Lo so che c'è. Dai. Consegnalo."

"Non ce l'ho," obietta Remus, flagellandosi mentalmente per trovare delle scuse. "L'ho, ehm, l'ho perso."

"Balle," dice Sirius in modo rude. "Stai nascondendo il mio regalo. Lo vedo nei tuoi occhi."

"Pads," gli rammenta James, "stai guardando il soffitto."

"Non devo vederli per saperlo!" ribatte Sirius.

"Non lo vuoi," dice Remus disperatamente.

"Vorrei saperlo concretamente se non lo voglio, se permetti," comanda Sirius, allungando una mano. "Tiralo fuori."

Remus sospira e va a prendere dietro la Victrola il pacchetto quadrato, che Sirius coglie entusiasticamente al volo e lo strappa con grande gusto.

"È... un altro vecchio libro," dice per esteso. "Che... sorpresa!"

"Lo so," dice Remus. "Ho fallito. Ci ho provato e poi mi sono arreso. Sono un fallimento. Sentiti libero di rubare la mia cioccolata."

"Rubo comunque la tua cioccolata." Sirius dà al libro una perentoria occhiata e poi lo fa cadere poco cerimoniosamente sul divano. James lo prende, sfoglia le pagine per un attimo, e poi lo fa cadere di nuovo. È quasi un rituale: Remus passa settimane, qualche volta anche mesi, in anticipo, disperatamente cercando di pensare a qualcosa di nuovo, e tuttavia alla fine ricade sempre su un vecchio, puzzolente libro, facendosi prendere dal panico per tutte le possibilità e per le troppe aspettative dei suoi amici che ormai non mostrano più una qualche pretesa per assecondare la sua mancanza di immaginazione. Ovviamente, non è la mancanza di immaginazione che gli fa fare questo -- si immagina tutti i tipi di regali, regali perfetti, regali che farebbero sfigurare quelli degli altri. Purtroppo la maggior parte di loro non esistono e il resto di loro è troppo costoso. 

"Ne comprerò di più," borbotta Remus. "Puoi averla tutta. Ci ho provato sul serio."

"Lo fai sempre," sospira Sirius. Gli dà una pacca sulla schiena e gli stringe la spalla. "Non è mai colpa tua, davvero. Un giorno, chissà. Ci arriverai. Mi piace quel tipo con il caramello al centro."     

"La tua cioccolata è impura," dice Remus. "Ma rinomata."

"E così ci siamo, vero?" Sirius si getta all'indietro, steso con le gambe e le braccia ben separate, sul pesante tappeto. "Un altro compleanno, venuto e andato. Abbiamo gozzovigliato, uomini? Abbiamo bevuto a sazietà? Siamo assolutamente pieni di buone bevande e buona compagnia? Sono stanco," conclude e chiude gli occhi. James sta già russando e Peter, con la testa sulle sue braccia incrociate, si è addormentato quando Sirius ha aperto il libro di Remus.

"Non è che non ci provi," dice Remus di nuovo, nell'aria tranquilla e immobile. "Ci provo. Fare i regali è difficile, sai. Penso sempre: quest'anno ce la farò e poi non ci riesco."

"Avvincente," borbotta Sirius. "Un po' patetico ma, sai, è comprensibile. Su col morale, sei un ragazzo."

"È solo che i libri sono -- beh, a tutti piacciono i libri," insiste Remus. Giocherella con l'orlo logorato della manica del maglione. "Suppongo che solo poche persone li amino. Eccetto che James è riuscito a trovare l'unico libro incredibile che l'intero mondo ha da offrire."

"Le persone ci danno dentro come se fossero fatte di argilla," dice Sirius gradevolmente. "Fantastico." 

"Davvero," dice Remus. "Non capisco come tu non possa pensare che non sia un minimo buffo."

"Cazzo che è buffo," dice Sirius teneramente, "è intensamente buffo. Ma tu pensi che sia solo buffo il che è," un immenso sbadiglio che quasi gli divora la faccia, "... completamente... ridicolo. Lo sai cosa penso, scommetto che germoglierai."

"Cosa?" dice Remus, sbattendo le palpebre. "Io ger... è una parola? Cioè, certo che lo è, ma in questo contesto."

"Sì," dice Sirius solennemente. "Un giorno ti ritroverai con un germoglio sulla punta del dito e crescerà e crescerà e poi all'improvviso salterà fuori una piccola miniatura di Moony. O forse ti dividerai, come un'ameba."

"Sei ubriaco," dice Remus. "Sei più ubriaco di un ubriaco. Un momento fa avevi un paralume sulla testa."

"Sto dicendo che sei la persona più asessuale che abbia mai incontrato," spiega Sirius, aprendo il libro di James e facendolo ciondolare capovolto. "Non riesco a immaginarti a fare qualcosa del genere. Non che non ci abbia mai provato, ma, sai? Non ci riesco. Nessuno ci riuscirebbe. È come cercare di infilare un ago nella cruna di un... cammello. Sai? Così, probabilmente germoglierai."

"Non ho progettato di riprodurmi," sbuffa Remus. Non è asessuale. Potrebbe dire a Sirius una cosa o due sui persistenti sogni che lo tormentano e su quando cerca con ogni mezzo di essere asessuale nella doccia. Ma non è asessuale. I suoi organi vorrebbero proprio essere in disaccordo con quel giudizio disinformato. "È solo che non lo faccio vedere," aggiunge. "Solo perché non vado in giro a sventolare il mio coso, sai, non vuol dire che non sia lì."

"Non ho detto che non è," ragiona Sirius. "Ho solo detto che non è il tipo che si alza e se ne rende conto."

"Beh nemmeno quello è vero," dice Remus bruscamente.

"Ma cosa hai fatto a riguardo, eh?" chiede Sirius.

Silenzio.

Questo, pensa Remus, è piuttosto disagevole. Come si potrebbe rispondere a quello? Improvvisamente la conversazione ha preso una drastica, scomoda svolta sessuale. Remus non si aspettava niente del genere. Suppone che Sirius non si ricorderà nulla di questo al mattino, pieno di mal di testa e lamenti e brontolii, ma per ora Remus si è accorto che uno degli occhi velati di Sirius lo ha messo a fuoco e che qualunque spostamento scomodo o diventare di strani colori per alleviare la bolla di imbarazzo nella sua pancia è totalmente fuori questione.

"Vuoi che scriva una lista?" replica, irritato. "O dovrei avere una pantomima?"

"Oh oh oh!" dice Sirius lietamente. "Ha una pantomima. Un'istruttiva rappresentazione di marionette. Senti, solo perché io -- lo sai -- non devi essere tutto nervoso continuamente. È nel passato! Non è mai successo! Smettila di pensarci! Io non ci sto pensando! Riesci a dire la parola 'sesso' senza diventare tutto britannico? Ci riesci? Ho baciato James e non diventa tutto strano ogni volta che ne parliamo. Ho tirato i capezzoli di James. Potrei sussurrare sconcezze nell'orecchio di James per tutta la notte. Baciami, idiota," sussurra gutturalmente nell'inconsapevole orecchio di James. "Accarezzami, selvaggio stallone, sì, proprio lì!"    

James emette un ronfo colossale. Sirius lancia a Remus uno sguardo trionfante.

Remus si sente leggermente stupefatto. Questo ha portato a una nuova e ugualmente scomoda direzione e Sirius lo sta fissando apertamente e non sembra che ci sia proprio un modo sicuro per disinnescare la conversazione. Non vuole pensarci. Non ci ha pensato -- per mesi non l'ha fatto. Sirius continua a rendere le cose sempre più difficili, sembrando completamente impassibile una volta che hanno deciso di essere completamente impassibili a riguardo, ma ci sono sempre questi momenti, quando si rilassano, quando abbassano la guardia, nei quali torna a perseguitarli, come un fantasma troppo spaventato per sparire o con questioni in sospeso, permanendo negli angoli più profondi della loro mente. Remus vuole coprirsi le orecchie con le mani, serrare gli occhi e aspettare che il turbine nello stomaco passi.

"Io--" inizia, e poi c'è un ritmico ticchettio sulla finestra; l'inconfondibile suono di un gufo in missione.

"Vai tu," dice Sirius altezzosamente, "non ho più le gambe."

"Una scusa conveniente, direi," mormora Remus. Grazie a Dio per i gufi nel bel mezzo della notte. Mattino. Qualunque dannata ora sia. L'orologio interno di Remus dice che sono le primissime ore del mattino, qualunque esse siano -- intorno alle tre o alle quattro, al massimo, quando tutto sembra grigio, gelido e calmo. Si affretta alla finestra, togliendo il chiavistello e facendo un passo indietro per evitare un colpo di aria fredda nella stanza soffocante. "Non è un gufo," dice, mentre un uccello nero e lucente piomba nella stanza. "È un corvo."

Quando mai un corvo ha portato la posta? Remus cerca di ricordare. Ha un aspetto familiare, questo uccello, questa striatura nera brillante di fiducia nell'aria.

"Hai detto un corvo?" mormora Sirius. Si strofina un occhio e si mette a sedere, oscillando vertiginosamente, prima di riprendere l'equilibrio, entrambi le mani premute fermamente sul pavimento. "Per chi è?"

Il corvo gracchia, due volte, e fa cadere una lettera ruvida direttamente sul suo grembo. Qualche momento dopo, svolazza per i travicelli, movimenti precisi molto dissimili dalla soffice allegria di un simpatico gufo, e si apposta sopra di loro, proiettando ombre scure per la stanza mentre si liscia le penne col becco.

"Per te, credo," replica Remus seccamente.

Sirius aggrotta le ciglia e sbanda per raddrizzarsi, girando la busta.

"Oh," dice improvvisamente, con un'intensa e amara risata simile a un latrato. "Che bello. Il vecchio sigillo di casa." Si siede dritto, con un'agile rudezza che Remus avrebbe pensato che fosse completamente impossibile, e si muove per lanciarlo nel fuoco.

"Ora," dice Remus intensamente, afferrandogli il polso, "non lo fare."

"Oh, non lo fare?" chiede Sirius, incredulo, la bocca che si storce in qualcosa che è un mezzo sorriso cupo e un mezzo sogghigno sprezzante. I suoi occhi sono scuri per l'alcol, la stanchezza e la rabbia. "Stupido -- non sai di che cosa stai parlando. Qualsiasi cosa che arrivi con questo sigillo--" spinge con forza il dito sul sigillo di cera argentata -- "va direttamente nel fuoco e persino quello raramente si prende cura del problema. Lasciami il braccio."

"Potrebbe essere qualcosa di importante," tenta Remus, impotente. "Non sai cosa c'è dentro. È -- beh, puoi gettarla via dopo che l'hai aperta. No?"

Sirius gli lancia uno sguardo incredulo, come se non capisse assolutamente nulla su come funzioni l'universo. "Stai scherzando?" dice bruscamente.

"No," dice Remus. "Senti, se vuoi, l'apro io--"

"No!" dice Sirius bruscamente, impiegando una forza improvvisa e spingendo via Remus. "Lasciami, Remus. No."

Remus si morde il labbro inferiore, inciampando all'indietro e finendo seduto. Si ricorda questo Sirius -- il Sirius del primo anno, ribelle, imprevedibile, quasi vibrante di rabbia, furioso per le cose più piccole, che esplodeva facilmente in un'inaspettata collera, cupo negli occhi e teso nella bocca. Anche quando era felice, sotto la sua risata, si celava questo Sirius, pronto ad essere sguinzagliato alla minima provocazione. Remus non ha mai incontrato la famiglia di Sirius -- oltre i suoi cugini, fratelli e sorelle serpeverde nelle sale di Hogwarts -- ma ha questa sensazione, profonda e gravosa nel cuore, che lui li odi. È una reazione animale che assale la gola; qualche volta fa dei sogni a riguardo, genitori senza faccia pallidi come porcellana dietro di lui, e un istinto, prima che possa respingerlo, di attaccarli, di lacerargli il ventre e di versare sangue su tutto il pavimento bianco. Remus scuote la testa, passando una mano sopra gli occhi. "Io," inizia.

"Zitto," dice Sirius aspramente. "Sei così -- Dio, Merlino, cazzo, sei così ignorante. Guarda, ti faccio vedere perché non puoi aprirla."

Affonda il pollice nella pergamena spiegazzata e la apre strappandola; il polpastrello si impiglia sul bordo frastagliato della lettera e si taglia, versando sangue sulla carta gialla.

"La carta taglia?" tenta Remus.    

Gli occhi di Sirius guizzano verso i suoi, neri, furiosi e silenziosi. All'inizio Remus distoglie lo sguardo, ma ascolta il crepitio della carta che viene aperta rabbiosamente. "Beh, questo è incantevole," dice Sirius ironicamente. "Cordiali saluti, ecc., diciottesimo compleanno, saresti diventato un uomo della famiglia Black, se non fosse per la tua diseredazione -- Dio, è una tale stronza, una tale fottuta -- uomo della famiglia Black! Come se lo volessi -- quei fottuti -- oh, ma prosegue, fantastico. La sfortunata morte di tuo zio Alphard quando avevi quattordici anni, grazie, mamma, me n'ero dimenticato. Che concordi o no con le decisioni di Alphard è mio spiacevole dovere informarti, potresti non essere a conoscenza -- oh, non è simpatica? Come se mi facesse un fottuto piacere, quei fottuti -- li odio, Moony, vorrei -- Dio!" Si muove così velocemente che è come se si offuscasse, stende il braccio di fronte a se stesso e scaglia la lettera nelle fiamme, che scoppiettano nel consumarla; il corvo spiega le ali tra i travicelli. "Non voglio i loro fottuti soldi," gli dice bruscamente, respirando pesantemente.

"Quanto?" chiede Remus tranquillamente. Sirius lo aggredisce verbalmente e Remus si fa piccolo.

"Quanto?" ringhia Sirius. "Quanto? È tutto quello che riesci a pensare? Quanto? Vuoi che te li dia? Sono tuoi. Non li voglio. Dalli ai tuoi dannati genitori, potete andare nel Devonshire per l'intera stupida estate."

"Ho detto 'quanto' perché non sapevo cos'altro dire," mormora Remus.

"Fuori di qui," urla Sirius ed è un momento prima che Remus si renda conto che Sirius non sta parlando a lui. Il corvo gli gracchia contro, arrabbiato, rimproverandolo. Sirius gli scuote le braccia contro, futilmente, e poi afferra la bacchetta. "Fuori. Fuori! Torna indietro e cavagli gli occhi a graffi." Alla fine, il corvo si dà alla fuga, girando intorno alla stanza una, due, tre volte, facendo rabbrividire Remus, e poi si affretta fuori dalla finestra mezza aperta, scomparendo nel cielo tenebroso.

"Sirius," dice Remus, cercando stupidamente di ragionare con lui. "Forse dovresti--"

"Non ne sai nulla." Sirius lo aggredisce verbalmente di nuovo, l'aria intorno a lui sembra frantumarsi. "Forse dovresti chiudere il becco."

"Ti stai comportando come se avessi due anni," dice Remus, cercando di farlo rinsavire scioccandolo, il che funziona di solito.

Invece Sirius abbassa improvvisamente le braccia e dice bruscamente, "sai una cosa, Moony? Ogni volta che qualcuno fa qualcosa che smuove la tua fottuta posatezza lo tratti come se avesse due anni! L'hai mai notato? Non voglio sentire la tua stupida ramanzina sul Fattene Una Ragione! Non voglio sentire la tua stupida Voce Matura! E non ho bisogno che mi dici che il problema qui sono io perché per una volta nella mia intera stupida vita non lo sono. E sinceramente se è questo che pensi, allora puoi toglierti dai coglioni e lasciarmi in pace, perché non ho bisogno di un'altra persona che mi dica che merda sono, specialmente non te -- e sei tu quello che parla di comportarsi come un bambino! Puoi parlare quanto vuoi su come ti comporti come un quarantenne per nasconderlo e puoi -- fare ramanzine e dare libri e metterti dei maglioni rattoppati ma non sono sicuro che tu sappia veramente una sola maledetta cosa sull'essere un adulto." Barcolla per stare eretto, passando una mano tremante sul viso. "Vado a letto. Ritornerò giù a prendere i regali al mattino."

"Sirius," tenta Remus. "Non volevo--"

"Senti," dice Sirius stancamente, "non fa niente. Non mi importa. Ho avuto un grande party finora, va bene? Grazie per non essere venuto. Buona notte."

Remus lo fissa mentre si precipita su per gli scalini, e si domanda come James e Peter riescano a dormire qualsiasi cosa accada. Preme i palmi insieme e si guarda le mani per un po', e poi va a raccogliere in una pila i regali di Sirius. Il fuoco si sta calmando di nuovo, l'inchiostro verde si è trasformato in intense faville di smeraldo. Remus fissa il fuoco per un po' e poi ripesca i resti carbonizzati e attorcigliati della lettera con un attizzatoio.

"Oh Dio," dice Remus. "Sono un sacco di soldi."     

***

Remus non riesce a dormire. Diversamente dai suoi amici, che riescono ad  addormentarsi  su ogni superficie e a dispetto di qualsiasi rumore -- diademi cadono e dogi si arrendono, pensa Remus ironicamente -- lui rimane scombussolato facilmente e analizza in modo eccessivo il problema e si preoccupa persino troppo di questo e quello. Ripetendo la situazione nella sua testa, si rende conto di quanto tutto sia ingarbugliato -- come la maggior parte delle situazioni dove la rabbia è coinvolta, il risultato è una definita incapacità di esprimersi che, a un certo punto, sarà comica. Non ora. Sono le sei del mattino e il sole sta per proiettare la luce pallida dell’alba su ogni cosa, quando Remus finalmente rinuncia a dormire e si dirige verso il bagno per rinfrescarsi il viso con l’acqua fredda e per lavarsi i denti perché la sua bocca puzza, e ha come la sensazione di qualcosa che sua madre spazza via da sotto il letto, tutto increspato e grigio.

La sala comune è tranquilla e silenziosa, le luci delle torce brillano debolmente per illuminargli il cammino, e tutti i ritratti stanno dormendo, uno o due di loro emettono grandi sbuffi nell’aria. Un uomo anziano con una barba bianca e crespa russa così forte che Remus pensa che un cannone sia esploso e che i pirati lo stiano attaccando. Al suo cuore occorre un intero minuto per calmare il battito.

Gli piace, sorprendentemente, il modo in cui Hogwarts è di notte. Deserta ma piena, silenziosa ma pacifica. Tutti stanno dormendo tranne lui, il che lo fa sentire riservato e felice con il suono dei suoi stessi passi che echeggiano sulla pietra. Inoltre, avrà il bagno tutto per sé, niente ragazzi mezzi nudi che gli svolazzano attorno, tutti gomiti e ginocchi e il sapone di qualcuno sopra il suo naso.

Però il bagno non è deserto.

"Ehm," dice Remus. Un uomo, con un viso gentile e appuntito e con degli occhiali enormi, si sta lavando le mani, dando le spalle a Remus, il suo volto si riflette nello specchio sopra la sua spalla. Sussulta, saltando all’indietro e tirando fuori la sua bacchetta. "Iik," dice Remus in modo soffocato, ed è subito felice che nessuno sia in giro per salvarlo. In questo modo, nessuno è in giro per condividere la conoscenza di lui che ha appena detto iik. Nessuno dice più iik. Nessuno ha mai detto iik.

"Iik!" dice l’uomo. "Chi -- che diavolo --"

"Ehm, mi scusi tanto," dice Remus velocemente. "Stavo solo -- solo andando a lavarmi la faccia e -- mi dispiace, lei è un nuovo professore?"

"No, no, niente affatto," dice l’uomo precipitosamente, lisciandosi indietro le poche ciocche rimanenti dei suoi capelli. "Assolutamente, ahahah, non un professore qui, ovviamente, una sorta di, ah, investigatore privato che sta facendo una visita. Sai, quando frequentavo questa scuola gli studenti non potevano stare fuori dai loro dormitori dopo la mezzanotte, puoi immaginarti, che tempi oscuri fossero, ahahah, dico io." Fa una breve, nervosa risata che assomiglia più a delle parole che a una risata, come se lui avesse consapevolmente detto "ah ah ah!" il che è snervante.

"Oh, quelli del settimo anno possono adesso," dice Remus.

"Fenwick," dice l’uomo automaticamente, tendendo una mano. "Benjy Fenwick al tuo servizio. Strano modo di incontrarsi, in un gabinetto, ahahah. Almeno sai che le mie mani sono pulite! Solo -- sai -- sto facendo una visita, come ho detto. Niente di cui preoccuparsi. Dico, sai per caso come raggiungere l’ufficio del preside, vero? Ero un Corvonero e non sono mai stato così bravo con quelle scale che si muovono e sai, mi sono perso."

Remus si trova a scuotere la sua fredda mano ancora leggermente bagnata, il suo braccio si muove convulsamente su e giù. Attende finché il signor Fenwick non lo lascia rispondere, sentendosi stranamente ansioso e confuso. "Ehm," dice. "Posso portarcela io? Se vuole. Le sue mani sono bagnate, potrebbe voler asciugarle prima. Mi scusi, quello non è stato molto cordiale -- non ho ancora dormito. Ehm," ripete. "Sarei contento di farlo," dice finalmente. "Piacere di conoscerla. Sono Remus Lupin."

"Un eroe," dice Benjy. "Un eroe, un eroe. Lupin, eh? Un eroe. Sono in debito. Naturalmente. Oh giusto! Giusto, l’asciugamano." Si asciuga le mani, pulisce un lato dei suoi enormi tondeggianti occhiali sulla manica, e poi sbatte i suoi pallidi occhi nella direzione di Remus. "Corvonero, vero? O no, no -- Grifondoro, penso, hai quell'aria."

Remus, già dimenticandosi del perché innanzitutto stava andando in bagno, si dirige nel corridoio, tenendo educatamente la porta aperta. "Beh, io -- Grifondoro, sì."

"Sì, hai quell’aria," ripete Benjy distrattamente. "Sì, sì, ce l’hai. Sebbene all'inizio abbia pensato -- giochi a scacchi?"

"Ehm," dice Remus. "Qualche volta."

"Sei molto bravo, penso," medita Benjy ad alta voce. "Hai anche quell'aria."

Remus cerca con tutte le forze di non sgranare gli occhi. "Non è molto lontano," mormora, non sapendo cosa fare. "L'ufficio di Silente. È molto vicino."

"Sono le scale," si lamenta Benjy. "Continuano -- a muoversi -- come avere la pianta di un posto nella mente, solo, solo che a volte le scale ti portano su e a volte giù, e non so mai da quale parte sono andato ogni volta. Ah ah! Sono certo che tu sei molto più competente di me, bisogna solo ricordarsi che loro vogliono ingannarti."

Remus non dice che non ha mai avuto problemi dopo il suo primo giorno, quando si era ritrovato in una zona vietata e Sirius aveva pensato che l'avesse fatto apposta e gli disse, "davvero un buon lavoro e forse puoi avere il letto vicino al mio, Lupin." Remus non dice assolutamente nulla.

"Vogliono ingannarti, prendine nota," aggiunge Benjy, un po' a se stesso, e poi dice senza fiato, "beh, è stato davvero un piacere di conoscerti, Lupin, dobbiamo fare una partita insieme a scacchi qualche volta, eh, se ritornerò in paese, vedremo, e non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi dato le indicazioni, buonanotte ora." Esce fuori della porta e viene inghiottito dall'oscurità del corridoio.

"Non le ho dato le indicazioni!" gli grida Remus, preoccupato.

"Va tutto bene, ahahah, avevo solo bisogno di incoraggiamento veramente, ciao ciao..." La voce svanisce nel nulla, dietro l’angolo, scomparsa.

"Pazzia," dice Remus con stupore, fissando il corridoio deserto. "Pazzia."

***

Sirius è ancora sveglio quando Remus si insinua nel dormitorio, braccia piene di regali. C'è un'atmosfera stantia e gelata intorno al suo letto, il che significa che è ancora sveglio a fissare il baldacchino o a intagliare parole grezze sulla colonna del letto. Remus cerca di fare più piano possibile, depositando la pila di regali accanto al letto -- quel libro, lasciato incustodito, verrà sicuramente rubato -- ma non serve a nulla. Da dietro le tende proviene un colpo di tosse deliberato e segnalatore, come se sfidasse Remus a dire qualcosa. Remus dà al baldacchino uno sguardo truce che si addolcisce quasi subito e si mette a sedere sul bordo del proprio letto. Sa, in questo istante, che perdonerà a Sirius qualsiasi cosa, come perdonerebbe ai suoi amici qualsiasi cosa. Non riesce a immaginare una circostanza nella quale non sarà capace di farlo, conoscendoli e fidandosi di loro così tanto. Può persino perdonare a Sirius il bacio, l'enorme confusione che ne è seguita, le domande che lo tormentano ancora e alle quali non sa rispondere -- il modo in cui Sirius pretende semplicemente di passarci sopra, il modo in cui Sirius menziona il baciare James come se fosse la stessa cosa, il modo in cui Sirius si comporta determinatamente come se non fosse successo niente, mentre Remus si sta sforzando tremendamente di fare lo stesso.

A Remus non importa. È troppo stanco per importagliene, troppo indulgente, troppo grato.

"Mi dispiace," dice. "Buon compleanno."

Il letto di Sirius cigola. Remus trattiene il respiro.

"Bene, perché sono ancora sicuro che sia stata totalmente colpa tua," mormora Sirius alla fine, facendo capolino con la testa da dietro il broccato color rosso e oro. "E comunque non sono bravo a scusarmi."

Remus sorride debolmente. "Lo so. Ecco perché l'ho fatto io." Si lecca le labbra e si lascia tutto alle spalle. È quello che sa fare meglio. "Mi è capitata una cosa stranissima, sai?"