Quinto Capitolo.
Novembre 1975.

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***

I tre ragazzi si radunano sotto l'ombra di un basso albero penzolante e guardano i rami del Salice Picchiatore muoversi spontaneamente. La brezza smossa dalla gigantesca creatura senziente rende l'aria fredda ancora più fredda. I ragazzi sono risoluti nelle loro azioni; non permetteranno che la notte li faccia sentire come se fossero ombre della misura di una formica che si muovono velocemente da un nascondiglio a un altro. Persino loro stessi sono sommersi nelle verità alterate della notte. Sono indipendenti dalla luna. Sono fortunati.

Il ragazzo più alto si aggiusta gli occhiali, catturando chiaramente la luce della luna nelle lenti. Il ragazzo brilla come una stella inattesa. Un ragazzo più basso guarda i movimenti indagatori e senza meta dei rami del salice che si dimenano contro il cielo. Il terzo ragazzo cammina vicino a loro, contando silenziosamente ogni passo. È impaziente, una goffa baruffa di energia.

La luna è consumata da momentanee nuvole, che proiettano sulla terra sfumature di oscurità. "Ora," dice il ragazzo più alto. Il movimento del vento fa eco alle sue parole sopra l'erba curvata. "Ora," dice, un po' più intensamente, il taglio nella sua voce come il taglio nel vento, e gli altri due guardano lui e l'un altro, e il terzo ragazzo, l'irrequieto ragazzo moro, annuisce severamente.

E poi le loro ombre, scure contro un'oscurità più profonda, si contorcono. Cambiano.          

***

Padfoot si mostra. Bagnato, freddo pungente nel pelo, ugh, come un insetto. L'intenso odore di branco, dell'inverno. Le sue orecchie pulsano dall'attesa. Arriva, presto, arriva, corri, compagni, branco: presto. Impaziente, il vento impaziente e l'ululato gli pizzica la gola impazientemente, e le orecchie si rizzano all'arrivo dei suoi compagni di branco. (Sirius combatte per un momento: poi fluttua nella consapevolezza di una mente da cane, cavalcando l'onda di sensazioni e di una piacevole gioia canina.) Presto. Aspetta. Trema fino alle ossa. Muore dalla voglia di correre. Muore dalla voglia di-

Pulci.

Cacchio.

Testa che si dirige verso la pancia per mordere la spessa pelle sotto il folto pelo, folto, denti, cacciare. Prurito sul naso, prurito sulle cosce, pizzichi e morsi e tormento giù per la schiena. Zampe piegate, sollevate, graffiare, cercare, pelle infuocata. Il corpo da cane forma un arco, si solleva, si rotola contro la fredda e sporca terra. Quando sarò un mago famoso, libererò il mondo intero dalle pulci. Pancia scoperta -- ululare al vento, annusare il vento, il lupo nel vento -- improvviso spasmo, in avanti, sulle zampe, ansimando. Lingua a penzoloni, calore nell'aria fredda, improvvisamente il sangue caldo si raffredda come l'estate. Non c'è tempo per lasciare il suo stomaco vulnerabile, delicato, esposto; nessun posto per lasciare il suo stomaco vulnerabile, delicato, esposto; il lupo là fuori, che odora il loro cambiamento, che li odora ora, attraverso le bassi radici, attraverso il terreno esitante.

(Sirius adora essere un cane, può annusare qualsiasi cosa intorno a lui tutto in una volta.)

***

Wormtail squittisce avvertimenti. Pulisce il naso, pulisce i baffi, il piccolo si sente tremare vicino ai grandi animali. Piccoli vermi e grandi vermi filano sotto le sue zampe attraverso la terra. Cane che si dimena lì vicino. Cervo che pesta pesantemente, zoccolo dopo zoccolo, il suolo. Salta ad ogni tremore. Piccolo cuore che batte roditore roditore roditore così veloce, così veloce. (Peter si sente più grande, sebbene sia rinchiuso nel suo piccolo corpo da topo, ascoltandosi pensare, ricordando il proprio incarico.) Dove sono le tre radici che aspettano. Il nodo di legno. La meta. 

Baffi mossi dal vento. Baffi mossi dall'erba mossa dal vento. Baffi corrono con lui su una terra familiare. Strade attraverso l'erba. Vie. Sentieri. Gli insetti si nascondono. Unghie di un piccolo topo. Correre indietro, avanti, in fondo gli zoccoli si preparano; pizzicare la coda del cane, incisivi prudenti, sporco sul naso, sporco sui baffi.

Un gufo da qualche parte: huu huu huu uu.

Occhi scuri da topo, che sembrano perle sotto la luce della luna, guardano gli alberi. Ricorda: Becco. Artigli. Odore di sangue. Occhi di nemici. Gli istinti interrompono la meta. Gli istinti lo fanno abbassare nell'erba. L'erba lo tiene al sicuro. Il cervo si impenna impazientemente. Istinti, deviati. Questi animali più grandi sono la sicurezza.

(Peter non può fare a meno di essere piccolo, tremando con i ritmi della sua piccola vita.)

***

Prongs è grosso e si sente grosso. I movimenti sono grossi. Zoccoli grossi e il mondo è più piccolo. Topo che balla intorno alle sue caviglie, vuole essere fatto balzare, dando piccoli calci alle zampe slanciate ed inseguendo lentamente e con cautela il cervo lento e prudente. Foglie di alberi oscillano con rami di alberi ondeggianti. Uccelli notturni sfiorano i rami. (James, con le sue ramificazioni maestose, si siede da qualche parte e guarda il mondo muoversi avanti e indietro in una geometria monocromatica.) Il cane accanto a lui salta, energia, calore del corpo, entusiasmo pulsante. Si lecca tutto il collo e dà un colpetto alla pancia del cane, naso accaldato, denti che ridono.

(James capisce che Wormtail ha bisogno di incoraggiamento, e guida gli zoccoli in avanti, spiegando la testa in segno di sfida ai gufi notturni nascosti ma rapaci. Hanno dei compiti da svolgere, ragioni per tradire un istinto con un altro.)

Attraverso lo stretto tunnel: intrappolati sotto la terra: luogo avvolgente intorno alle ramificazioni del cervo: lunghi muri di terra tenebrosa: dove il lupo si lacera, aspettando.

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Non vuole ricordare la trasformazione. Lo guida in un panico delirante, dolore residuo in ogni parte dei suoi muscoli tesi. Il dolore lo spinge a delle sconfitte feroci. Spezza le gambe già spezzate delle sedie e strappa il lenzuolo sul letto all'angolo in brandelli di brandelli e butta giù il baldacchino e scava con le unghie le assi di legno del pavimento. La stamberga non vuole stare immobile, macchie di luce lunare qui e lì, qui e lì, qui. Passa davanti alla finestra e guarda il chiaro di luna che si allarga sul pavimento. Ogni spicchio è una frustata, ogni frustata lo colpisce. Lui vede ciò che la luce della luna vede.

Non vuole ricordare la trasformazione, che ancora si propaga dentro di lui. Piccole impronte di nuvole passano davanti la luna. Ognuna di loro sfiora il suo pelo fino in fondo. I suoi occhi si muovono senza tregua. Qualche volta si fermano sulla luna fuori dalla finestra. La fame lo riempie come la caccia, come il sangue versato, come il sole morente.

Non vuole ricordare la trasformazione. Tocca il vetro, lamenti che scaturiscono dalla profondità della gola, scaglia il suo corpo dolorante e peloso ancora e ancora contro la struttura rigida finché le spalle non si intorpidiscono e non ricorda più la trasformazione. (Tendini che si stirano, che si spezzano, che si ristringono, che si allargano. Muscoli in costante e penoso movimento. La luna affonda in lui unghie di luce fino a sentire il suo sangue. Organi schiacciati e che si schiacciano, vene che si attorcigliano ancora e ancora, sangue spinto in valvole riorganizzate e le ossa della mandibola si rompono in un muso, che poi diventa un grande grugno color ruggine.)

Non vuole ricordare la trasformazione. Presto, ricorderà solo la luna. 

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Wormtail si muove velocemente, i rami solidi si muovono agilmente, si ferma a controllare. Su, giù, avanti, controllacontrollacontrolla, e aspetta, ascoltando il tremito, ascoltando il grande albero vibrare. (Qualche volta Peter diventa impaziente nei confronti della sua paura da topo: forse perché è troppo simile alla paura umana, ma con un istinto fisico vecchio di mille anni invece che solo di sedici.) Fa un balzo e corre in avanti, zigzag, il corpo del cane e il corpo del cervo sono come un muro dietro di lui, sui suoi baffi, nelle sue narici. Wormtail mette attentamente la zampa sul nodo segreto. Il movimento dell'aria che si curva, l'aria spessa, l'aria che gli pesa sul naso, si dirige lateralmente e si disperde.

Quando i rami fermano il loro doloroso movimento, qualcosa si placa sulla pelle di Prongs, e lui lo sa. Là in alto la testa avverte la crescente tranquillità dell'albero, avverte il riposo tra i rami. Gli fa un cenno -- è difficile a volte obbligare un cervo a stare in un branco predatore -- e il cane arriva, entusiasta, e scodinzola prontezza dalle sue zampe anteriori alzate in aria e dalla sua grande bocca luccicante.

Giù per il tunnel, Padfoot si lancia, il branco si lancia. Dove l'odore aspetta.

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Il lupo è disteso e ansima, è stanco. Respira pesantemente dentro di sé. È chinato indietro sulle anche vicino alla porta e guarda il legno scricchiolare, sente il legno scricchiolare, aspetta il catalizzatore che lo farà ululare. Di tanto in tanto, sopravviene in lui, dalla pancia, un bisogno cullante e lacerante. Qualche volta il bisogno c'è quando la luna esita a mostrarsi. Qualche volta c'è quando la luna è nuda, un occhio che il lupo sfida o un corpo che il lupo desidera fortemente stringere o una creatura che il lupo brama divorare. Il lupo emette suoni pesanti ma contenti, labbra nere si ritirano sopra i denti irregolari. Ringhia a intervalli. Si lamenta. Si morde il tendine sotto il pelo della zampa, qualcosa dove affondare i denti.

I suoni del cervo, del cane e del topo che viaggiano sotto terra arrivano a lui attraverso le assi del pavimento. Il rumore dei passi è discontinuo; andatura leggera e piacevole del topo, il cane si gratta le pulci, le ramificazioni del cervo graffiano il soffitto del tunnel. Le orecchie del lupo si drizzano. Si muovono di scatto. Fanno volar via una mosca invisibile. I muscoli si tendono, le spalle diventano rigide, il chiaro di luna balla sopra le zampe anteriori. Si alza e va avanti e si ferma al vano della porta, ringhiando, finché l'odore maleolente del cane e il continuo saltare delle pulci tra le scapole non appartengono quasi a lui, finché non diventa il rapido palpitare del cuore e le piccole zampe con i piccoli artigli, finché non è il peso gravoso delle ramificazioni e il calpestio degli zoccoli sugli scalini fragili. La confusione inizia dal profondo del suo petto, fa eco contro i suoi polmoni, si innalza a brevi e profondi latrati. Sente la serratura sganciarsi, scivola, scorre via, e sa di doversi scagliare contro la porta proprio quando il cane si volta verso di lui e il bianco dei suoi occhi brilla ciecamente.

***

Padfoot è più grande ma il lupo è sempre più forte. La lotta di routine non è una novità. C'è avidità canina in entrambi. Prongs e Wormtail aspettano, in apprensione, sulla soglia. Padfoot dà un colpo e si scaglia contro il lupo, le gengive gli sfiorano il naso bagnato, ma il cane è il branco, non il leader, e il lupo lo mette a pancia all'aria in pochi attimi, ringhiando e ansimando odore e minaccia calda e trionfante. Padfoot lamenta la sua arresa, mette la testa all'indietro, mostrando la sua vulnerabile gola pulsante. Il lupo l'annusa, ansima in modo smisurato, e indietreggia a passo felpato sui suoi grandi piedi.

Occhi dorati, l'odore di altre vittorie. Prongs si muove, prima un passo in avanti e poi un passo indietro, la sua corona si abbassa prudentemente. Dietro di lui Wormtail squittisce, nervosamente. Prongs scuote la testa fieramente, stanco di questo pazzo gioco predatore, stanco di queste indulgenze canine. Fuori la luna scompare dietro le nuvole, e la tensione corre sotto gli alberi.

Entusiasta, Padfoot all'improvviso si alza, abbaia gioiosamente, si lancia verso il tunnel, ma il lupo lo ostacola, fermandosi davanti a lui a ringhiare -- Padfoot si ritira, indugiando -- e si muove a lunghi passi verso la fredda frusta dell'aria notturna. Il branco lo segue.

***

Le tre grandi figure si muovono inosservate nella foresta. Ci sono creature oscure nella foresta. Una creatura oscura le guida.

***

Il lupo corre, i muscoli si tendono, pestando la terra della foresta. Insegue i piccoli animali, si tuffa nei cespugli, si ferisce con le spine, e corre dietro a Padfoot quando perde la preda, e strappa piccole pance. Sangue caldo si versa sul terreno e si mischia al muschio. Il freddo Novembre se ne va, caduto nuovamente, uno schiocco sotto le zampe. Il muso è fumante di sangue, che gocciola agli angoli nudi della bocca. Il suo branco è gentile, ubbidiente, gli danno la libertà di essere crudele e di fare agguati barbari e di mangiare ogni scoiattolo lesto, ogni coniglio terrorizzato, ma gli stanno sempre accanto, è sempre controllato. Azzanna gli zoccoli di Prongs e morde le zampe di Padfoot, mostrando il suo disappunto, ma lo permette comunque.

Attraverso gli interstizi dei rami lassù in alto, la luna illumina un tasso sfortunato che si muove pesantemente. Il lupo cambia direzione, sbatte contro Padfoot, e insegue il tasso, intralciato dai cespugli spinati. La creatura è molto vicina a lui quando l'ululato arriva -- attraverso gli alberi -- curvandosi nella notte -- raggiungendo la luna e facendo eco attraverso migliaia di lance di luce.

Quando il branco raggiunge il sanguinante tasso in lotta con la morte, il lupo se n'è andato da tempo, lasciando il suo odore propagato ovunque, come la notte.

***

"Miseriaccia, che disastro," dice Peter, per la circa dodicesima volta. Inutilmente, guarda dietro a un albero, come se in qualche modo l'immenso lupo fosse ritornato e si stesse nascondendo lì dietro. Sirius cammina su e giù molto nervosamente, e scorre le mani tra i capelli e si mangia l'unghia del pollice. Era già successo prima d'ora -- avevano messo Moony nei guai, avevano quasi perso Moony -- ed era stata sempre colpa di Sirius. Anche se ora non è colpa sua, si sente dolorosamente responsabile. Si sente afflitto e vuoto.

Un cervo piomba nella radura davanti alla Stamberga e si trasforma in James, nudo e serio. "Non riesco a sentire il suo odore. Non è da nessuna parte nella foresta. Questo è un fottutissimo disastro."

"Cazzo!" Sirius si agita di più, e violentemente si liscia indietro i capelli. "Cazzo merda vaffanculo fottutissimo cazzo. Perché non gli abbiamo messo un guinzaglio?" 

"Oh, intendi al lupo mannaro," dice James. "Cavolo, Sirius, non lo so. Perché non gli abbiamo messo un guinzaglio? Razza di idiota. Noi -- no. Lo troveremo. Andrà tutto bene."

"Non possiamo localizzarlo?" chiede Peter. "Non conosci un incantesimo che ci permetta di trovarlo?"

James scuote la testa. "Se ne conoscessi uno, l'avrei già fatto. Non c'è niente che possiamo fare con la magia - un buon incantesimo di localizzazione deve essere legato a qualcosa di fisico, per esempio a una pietra." Lancia uno sguardo a Sirius, che si sta quasi mettendo in imbarazzo, tirandosi i capelli con una mano e prendendo a pugni il muro con l'altra. La gelida aria di Novembre gli ha fatto venire la pelle d'oca sulle nude braccia.

"Agghh," dice, invano.

"Beh, grazie, Sirius, lo terrò a mente," James si scaraventa contro la Stamberga, le mani sulla fronte. "Cazzo! Che facciamo adesso?"

"Miseriaccia, che disastro," dice Peter di nuovo. "Sirius, diventerai calvo entro mattina se continui--" Sirius si gira violentemente, ancora mezzo funereo, con un luccichio pazzo negli occhi. La notte è di un grigio pallido che si sta mutando in una pre-alba, anche i dintorni della foresta si stanno adattando all'umidità e alla rugiada. Non hanno ancora superato le loro metà animali, le nature alle quali si sono abbandonati e dalle quali, angosciosamente, sono stati strappati via troppo presto. Peter deglutisce difficilmente. "Lascia perdere," mormora. "Lascia perdere. Dobbiamo pensare."

"Ci sto provando," dice James. Sbatte leggermente la testa contro il muro dietro di lui, troppo preoccupato a salvare la situazione -- che razza di notte, terribile e nauseabonda notte -- per notare la pelle d'oca sulle cosce o la graffiante erba verde che gli circonda le caviglie. Tutta Hogsmeade è addormentata proprio sotto la collina scoscesa, calma e inconsapevole. Potrebbero trovare i loro vestiti e aggirarsi per le strade; potrebbero costeggiare il confine del villaggio come animali sperando di poter sentire l'odore del lupo tra gli odori degli umani, che vivono, respirano, mangiano, ma si perderebbe troppo tempo; potrebbero sedersi dove sono ora e trattenere il respiro, finché le loro facce non diventano blu, e porre fiducia nella fortuna che hanno avuto finora, sempre appena sufficiente. Ma nessuna di queste opzioni è abbastanza intelligente. Nessuna di loro risolve il problema immediatamente, e il problema deve essere sempre risolto immediatamente. James ricorda un altro panico, il suo stomaco, che non riusciva a digerire il pretzel, che si contorceva e si attorcigliava come ora, e la semplicità del salvataggio, la chiarezza della soluzione. "L'abbiamo perso," dice. "Porco Merlino. L'abbiamo perso."

"No," dice Sirius. La linea delle spalle, nude e pallide, si irrigidisce con insolenza. "No. Ci sono -- ci sono quante? Ci sono rimaste due, tre ore di notte? Prima che il sole sorga?" Controlla il cielo, scruta le stelle, cercando rassicurazione. Non trova nient'altro che lo scintillio intermittente di una notte nuvolosa, e scuote la testa per riprendersi dall'incanto. "Tre, forse," si corregge. "Tre ore. Non può -- beh sono solo tre -- cacchio. Non l'abbiamo perso. È là fuori, probabilmente a inseguire gli scoiattoli o, o i conigli, è quello che fa, e poi si stancherà, e ..." Le parole gli muoiono sulle labbra.

"Non si perdonerà mai se fa del male a qualcuno," dice James in modo calmo, presagendo il peggio.

"Ma non sarebbe colpa sua!" esplode Sirius. Dà un pugno sul muro della Stamberga, sente le nocche urtare, e sibila dolore, adrenalina rilasciata in un impeto di sollievo.

"Beh, non è nemmeno tua," ribatte James, "quindi smettila di distruggerti per vendetta. Sembri davvero un idiota. Ascolta, sapevano che qualcosa del genere poteva succedere--"

"La colpa è mia!" urla Sirius con rabbia. È improvvisamente furioso e spaventato, debole e smarrito, una combinazione che lo fa infuriare sempre di più davanti al viso apparentemente rilassato di James. Dà di nuovo un pugno al muro, e così l'intera Stamberga inizia a scricchiolare e a tremare. "Aaaaah," aggiunge, e spiega il pugno, il cui fremito si propaga per tutto il braccio. "Cristo."

"Smettila," dice James, totalmente calmo.

"Vaffanculo," Sirius si lancia con violenza verso di lui.

"Oh, cresci," dice James, in una delle sue esplosioni brusche e potenti che sono molto più efficaci di quel che sembrano, e Sirius, allarmato, la smette. "Non abbiamo tempo per questo! Dobbiamo assicurarci che nessuno del villaggio rimanga ferito -- è la prima cosa da fare. Dobbiamo perlustrare la zona. Wormtail, tu sei indiscreto, voglio che ti assicuri che nessuno stia parlando di un lupo nelle case. Padfoot, tu prendi le strade. Io andrò intorno al perimetro. Se non abbiamo trovato nulla, ci ritroviamo qui tra un'ora."

"Nessuno di noi ce la può fare da solo contro di lui," dice Peter tranquillamente, prudentemente, un uomo su una terra vacillante.

"Allora non vi ci scontrate," urla James, e si trasforma in un cervo.

***

Quasi tutti dormono profondamente. Una giovane ragazza si versa un bicchiere d'acqua nel bagno. Un vecchio uomo si muove in modo irrequieto nel letto cigolante. Due fratelli, in pigiama, si preparano dei panini nella loro fredda cucina. Un bambino mormora nel sonno; un altro bambino, in una casa lontana, risponde alla chiamata con un brontolio sognante. Ma Hogsmeade è vuota di conversazioni. Non ci sono parole da poter trovare da nessuna parte.

Il topo spera che non ci siano gatti.

***

I confini di un villaggio tengono alle spalle qualsiasi foresta. Gli animali capiscono la pericolosa civilizzazione dell'uomo e ogni sua manifestazione, e stanno alla larga delle case, anche nel cuore della notte. Solo poche lampade sono ancora accese, con la loro luce tremola, irraggiungibile come le stelle, dal centro di Hogsmeade. Il cervo disturba solo le foglie mentre gira intorno al villaggio una, due, tre volte durante la sua tranquilla perlustrazione, lasciando che la gravità della notte gli raffreddi la rabbia.

***

"Niente," dice Peter.

"Niente," echeggia Sirius.

"Niente," conclude James.

Sirius è troppo stanco per camminare. I suoi occhi scrutano nervosamente i confini della foresta, labbra macchiate dallo sporco che stava sotto le sue unghie mangiate. James è ancora tutta energia, ma è calmo e risoluto, e dietro i suoi occhi mezzi concentrati, piani d'azione turbinano e ingranano, si formano, si disfano, si combinano, si ricombinano. Peter siede per terra vicino a un albero cavo e cerca di schiacciare un'ostinata mosca occasionale.

"Ci è sfuggito qualcosa," dice Sirius. "Non è nella foresta. Non è a Hogsmeade. Dove diavolo potrebbe essere? Non è possibile che abbiamo perlustrato tutto. Abbiamo solo pensato di averlo fatto."

"Hogwarts," dice James.

"Cosa?" Peter osserva l'agitazione che si allaccia all'atteggiamento dell'amico, in piedi tremolante.

"Deve aver fatto dietrofront," spiega James. "Ascoltate, ascoltate, è l'unica spiegazione possibile -- per tutto questo tempo siamo stati in questa parte della foresta a cercare perché sapevamo che non era nella foresta -- ma deve essere tornato indietro, dalla parte opposta. Deve essere a Hogwarts."

"Oh Dio," dice Sirius. "Fantastico."

"Ma cosa succede se ha fatto del male a qualcuno?" chiede Peter. "Cosa succede se qualcuno l'ha visto?"

"Oh Dio," ripete Sirius.

"Penso che dovremmo andare," dice James in modo deciso, ma Sirius sta già correndo a quattro zampe giù per la collina, come uno sparo attraverso i lunghi fili d'erba.

Non è sicuro di sapere con chi è più arrabbiato ora, la forza della sua inutile rabbia gli stimola le zampe: se è arrabbiato con Remus, perché dà retta a un ululato che non proviene dal suo branco; o se con Peter, perché non è di grande aiuto; o se con James, perché non fa quello che fa sempre, cioè risolvere il problema prima che gli altri si accorgano che c'è un problema. Naturalmente, sa che non può dare veramente la colpa a nessuno di loro, ma è più facile pensare alla questione in questo modo invece di continuare a sbattere la testa contro qualcosa, il che è quello che ha proprio voglia di fare.

Ma poi il suo corpo di cane prende il controllo, e non sente nient'altro che i profumi nel vento. 

***

"È ora," farfuglia Peter, mentre si raddrizza con difficoltà, la sua piccola pancia brontola. Sopra la sua testa, il cielo è rosato e brilla di un grigiore novembrino. L'erba bagnata gli si attacca alle caviglie.

"Assurdo," dice James fievolmente. "È l'alba e nessun grido."

"E nessun odore." Sirius si mette in posizione eretta, quattro gambe ritornano a due. Ha appena ripreso fiato; può andare avanti un'altra ora prima che l'imminente disastro glielo tolga di nuovo. "Dio. Nessun odore. Siamo a posto, spero. Niente odore di sangue stanotte, tranne quello dei conigli e dei ricci. Abbiamo fatto bene a dargli da mangiare prima. Dove diavolo è, però? E voglio i miei pantaloni."  

"Pantaloni," dice Peter con vivo desiderio. "Li sto sognando, i pantaloni."

Non c'è nient'altro da fare che aspettare come hanno già aspettato per tutta la notte. Si guardano a vicenda, incerti, quando la testa di Sirius scatta bruscamente, puntando qualcosa, come se fosse ancora un cane. Poggia la mano sulla spalla sudaticcia di James. "Prongs."

"Ah," dice James, mentre all'orizzonte una piccola figura barcolla, pallida e tremolante in opposizione alla debole luce.

La forza di Remus J. Lupin è una cosa incalcolabile. In passato ci sono state delle volte in cui Sirius si stupiva dei suoi silenzi, in cui James pensava che fosse troppo tranquillo e riservato per essere un ragazzo normale, in cui Peter non riusciva mai a capire quale fosse il suo posto tra i due ragazzi più attaccabrighe e ribelli che Grifondoro avesse da offrire. Ci sono state delle volte in cui sembrava che fosse solo fatto di libri e di polvere della biblioteca, di maglioncini logorati e di vestiti che non gli stavano tanto bene, di una posa irregolare e dell'inclinazione della sua testa quando si mordeva il pollice destro. Dopo aver scoperto il suo segreto, avevano cominciato a tradurre queste stranezze in quello che realmente significavano, nel linguaggio di Remus, e si accorsero di quanto forti fossero le sue mani: sanno esattamente quanto dare e quando fermarsi.

Il cielo ha il colore debole, pallido e screziato di un uovo di pettirosso. Sirius comincia ad avanzare ma James gli afferra il polso. "La luna," dice James. È ancora lì, ma sta svanendo velocemente, divorata ora dalla luce dell'alba. Sirius cerca di liberarsi. "Siamo stati abbastanza sconsiderati stanotte," insiste James.

"Ha bisogno di aiuto," dice Sirius. "Guarda! Ha bisogno del nostro aiuto!"

"Non lo aiuterai spaventandolo," sussurra James. "Sta calmo, sta fermo. Aspetta che la luna se ne vada."

Gli occhi di Sirius si voltano verso il cielo e poi verso Remus, verso il cielo e poi di nuovo verso Remus, così velocemente che la testa gli comincia a dolere. Mai in tutta la sua vita ha desiderato così tanto che il sole sorgesse. Mai il sole è sorto così lentamente. Remus inciampa e avanza vacillando, indistinto ma in qualche modo è in piedi, spalle esauste e, invisibile alla luce, Sirius può solo avvertire l'odore del sangue su di lui.

"Vaffanculo, James," dice Sirius, liberandosi dalla sua presa con uno strattone e muovendosi troppo velocemente per essere fermato.

"Cazzo, Sirius, torna qui!" gli grida James, ma Sirius non ne può fare a meno: la forza di Remus Lupin è una cosa incalcolabile, ma la sua fragilità è una cosa più immediata e più terrorizzante, e Sirius è metà cane e metà ragazzo, ed è molto spaventato.

"Moony--!"

Remus brontola, barcolla indietro, ogni linea del suo corpo trema. Più vicino ora, e sotto la luce grigia, Sirius può vedere tutti i lividi e i graffi su di lui, le sue braccia e il suo lungo torace nudo senza peli, e i suoi occhi selvaggi e pieni del chiaro di luna. L'odore delle ferite riempie i polmoni di Sirius come fumo.

"Remus," dice Sirius, molto tranquillamente, assolutamente immobile, a mezzo metro di distanza. Se non fosse spaventato del fatto che persino un minimo movimento possa rovinare tutto, alzerebbe in supplica la mano col palmo in su. La testa di Remus si è abbassata, le cicatrici rosse baluginano sotto il sangue fresco. Le sue narici sono svasate. "Ehi, Remus."

Il labbro superiore di Remus si solleva, rivelando i denti stranamente bianchi in contrasto con la sua faccia rigata di sporco.

"Sono io," dice Sirius, costringendosi a calmare il cuore esageratamente sbandato. Il battito del sangue nella gola è forte come la luna. "Sono così contento che tu stia bene. Stai bene?"

Stordito, Remus cammina in modo un po' misurato, all'indietro e poi in avanti, i suoi occhi non lasciano mai quelli di Sirius. Ora è un ragazzo ma il suo corpo si sente ancora lupo, assopito, ma ancora pericoloso, forse più pericoloso, e Sirius non osa muoversi mentre la testa di Remus si solleva e--

Il primo filo d'oro colpisce la cima degli alberi.

Remus diventa molto rigido e ancora più bianco, trema per un istante, e cade in avanti, in modo goffo, così improvvisamente e così velocemente che Sirius per poco non lo afferra. "Sirius," dice Remus, la sua voce è incrinata e fievole. "Sirius, non porti i pantaloni."

La risata di Sirius è pazzamente sfrenata. "Moony," dice, "nessuno di noi porta i pantaloni."

"Non siete nemmeno capaci a tenervi addosso i vestiti senza di me," sussurra Remus, e prontamente sviene.

***

"Orgia?" dice la Signora Grassa quando i ragazzi raggiungono la porta della torre, osservandoli con schietta perizia, e poi, velocemente, si corregge, "volevo dire, ehm, parola d'ordine?"

"Malviotto," dice Peter stancamente. Non ha proprio voglia di dar retta a un dipinto. Nessuno di loro ne ha voglia.

"Non fare domande," aggiunge James. Il suo braccio è avvolto intorno a quello di Remus, Sirius ha preso l'altro braccio, e lo sorreggono cercando di non farlo cadere. Remus è molto pesante e anche più alto di loro e questo non aiuta affatto.

"Chi fa domande?" dice il quadro piuttosto lascivamente, ma tuttavia si spalanca. I ragazzi osservano il buco. Lo scalino di novanta centimetri non è mai stato un'altezza così difficile da scalare come ora.

"Hup," dice Sirius. "Uno-due. Solleviamolo, facciamo le cose per bene--"

"--State attenti," sibila Remus.

"--e non urtiamo niente di Importante," dice James con una chiara strizzatina d'occhio.

"Non chiamerei quello Importante," dice Peter in modo spregiativo, "dato che il nostro Moony conduce la vita sfrenata di un eunuco in ogni caso."

"Ehi, ora," protesta Remus, "sono troppo debole per picchiarti, non è giusto."

"Non odiarmi perché sono così Importante," dice Peter, e ridacchia.

"Ognuno qui è molto Importante," dice James con un tono calmo. "Una delle cose magnifiche sui Malandrini è che siamo tutti... enormemente... Importanti."

"Tranne Sirius," dice Peter, quasi riflessivamente.

"Non è quello che ha detto tua madre la notte scorsa," replica Sirius, e annuisce a James. Sollevano Remus, lestamente, e lo depositano, come se fosse una piccola cerimonia, dall'altra parte della porta, e poi anche loro scavalcano lo scalino. La porta si chiude cigolando. Salvi alla fine nella Sala Comune, si soffermano per un momento per fare l'inventario dei capelli arruffati, degli occhi stanchi e della generale nudità di ognuno di loro.

"Sento molto freddo," afferma la voce smorzata di Remus, dall'ammasso di Remus sul pavimento. "Se qualcuno potesse prendermi -- dei vestiti non sarebbe male."

"Vado io," dice Sirius. Si sente come un cucciolo, entusiasta di soddisfare qualcuno, ma esitante ad andarsene. James gli fa sciò con le mani, spiegandogli mutamente che lui e Peter sono perfettamente capaci di controllare Remus dato che ora non può andare da nessuna parte senza almeno due persone che lo sorreggano. Sirius guarda Remus ancora per un momento, prono e affagottato su se stesso, piegato sullo stomaco, sul pavimento. Devono portarlo da Madame Pomfrey, ma prima hanno bisogno di vestiti. La sua missione è la più importante.

Corre sulle scale che vanno verso il dormitorio maschile, facendo due scalini alla volta. Qualche ragazzo si agita nel letto a causa della luce del sole, ronfi bruschi, manca poco al risveglio. Sirius cammina in punta di piedi verso il letto di Remus, all'angolo, vicino a una delle tre finestre. Le cose che Remus usa per scrivere -- penna, inchiostro, pergamene nitide -- sono sistemate ordinatamente sul comodino. Qualcosa è scarabocchiato su una delle pagine in una calligrafia che si affievolisce in modo tremolante in una distinta mancanza di punteggiatura. Ci stava scrivendo prima qui. Sirius si sofferma a guardare attentamente le parole, che formano linee irregolari. Non è prosa. Si avvicina ancora di più, poche parole scritte sottilmente, macchiate con l'inchiostro, quasi illeggibili. Sirius può leggere l'agitazione di Remus nel verso, che non è affatto di un inglese sensato. "Moony," sussurra Sirius, notando il piccolo libro aperto lì vicino. "Stavi copiando delle poesie. Pazzo."

Sirius si allontana dalla scrivania di Remus e striscia sotto il suo letto, sperando che nessuno lo sorprenda con il culo all'aria per la consumazione pubblica.

Non che nessuno sarebbe andato fuori di testa di brutto per vederlo.

Il vecchio baule di Remus è pesante e chiuso a chiave due volte. Sirius usa la bacchetta di Remus per aprirlo, non avendo tempo di cominciare a cercare le chiavi ora. Calzini. Biancheria. Pantaloni. Maglioni. Tutti ordinatamente piegati. Tutti consumati sui ginocchi o sulle dita dei piedi o sui gomiti. Niente sembra abbastanza caldo. Abbastanza ordinato, certo che sì. Abbastanza caldo, certo che no. Sirius va più a fondo nel baule. L'interno odora di lana e di legno vecchio e di copertine di cuoio sciupate dal tempo.

Sirius scava attraverso due strati di maglioni a righe, incasinando il più possibile dentro i confini del modesto baule, finché le dita non sfiorano qualcosa che conoscono. Questo è il maglione preferito di Moony, e lo sa perché l'ha rubato circa dodici volte. Non è il tipo che si mette un caldo maglione verde in pubblico -- non ha la serenità per quello, solo maglioni rossi e blu -- ma durante le notti fredde è una buona cosa indossarlo, e i gomiti non sono tappezzati. Lo afferra, e con l'altra mano prende un paio di mutande, già che ci sta, e si alza per tirare fuori il maglione.

La manica si impiglia.

Sirius maledice, silenziosamente, tutte le persone troppo incuranti per mantenere l'interno dei loro bauli liscio. Ora lui sa che Remus ama questo maglione; sa che Remus ci tiene veramente tanto, e se ci viene un buco (oltre a quello piccolo vicino al polso, perfetto per infilarci il pollice però) Sirius si arrabbierà.   

Sirius allunga la mano, cautamente, per liberare la manica, e il suo pollice sfiora il piccolo punto scheggiato dove è rimasta impigliata.

C'è un piccolo taglietto! di legno e un cassetto si apre elegantemente da un lato del baule.

Il respiro di Sirius sibila tra i denti. Ha sempre saputo che Remus ha dei piccoli segreti nascosti da qualche parte, anche se Sirius e James e Peter conoscono quello veramente più importante. C'è un alone di riserbo intorno al loro Moony, allo stesso tempo intrigante e doloroso. Sirius vorrebbe fare irruzione in ogni compartimento chiuso a chiave della vita di Remus se fosse sicuro che quello è il modo di prendere la cosa, ma non può. Invece la pazienza è la chiave, o le chiavi; una pazienza irritante che però è necessaria per capirsi, ed è un lavoro lungo.

Ripete a se stesso che non conta, che non aveva intenzione di aprire il pannello segreto nel legno spesso.

Scorre le dita sulla superficie irregolare e libera con difficoltà la manica del maglione, e nel processo riesce ad aprire completamente il cassetto. Una piccola nuvola di polvere si solleva. Remus non deve averlo aperto da un po', ma c'è qualcosa lì, nascosto, che sta ancora fingendo che non può essere visto. Sirius introduce furtivamente la mano nel cassetto e scorre le dita su una superficie di cuoio liscio, che ha delle parole stampate sopra. È un libro, ma non è un libro qualsiasi. Un raggio di sole cattura le parole -- color oro -- che dicono, semplicemente, Diario

"Cavolo," dice Sirius. James e Peter si staranno domandando se un mostro sotto il letto di Remus non l'abbia mangiato vivo, con tutto il tempo che ci sta mettendo, ma non avrà mai più un'opportunità come questa. Remus vigila sulle sue cose con il protettivo potere di innumerevoli anni di riserbo. È una forza di cui bisogna tenere conto, e Remus lo ammazzerebbe se sorprendesse Sirius a rubare un diario molto privato da un cassetto molto nascosto in profondità del suo baule molto serrato. Non è colpa sua, ricorda di nuovo Sirius a se stesso. Si è aperto per caso. Deve essere stato il destino, o una di quelle stupide cose karmiche di cui leggono sempre a Divinazione.

Senza pensarci, Sirius agguanta il vecchio diario consumato dal compartimento segreto, poi ammucchia casualmente i calzetti e la biancheria e altro vestiario di Remus sopra di esso. Con il maglione stretto al petto rigato di sporco, va al suo letto, e rinchiude il diario nel cassetto della sua scrivania, mettendolo dietro la collezione di caccabombe e di Cose Che Mordono, e incespica giù per le scale, con le dita che gli prudono a causa del dilemma.

Leggere o non leggere.

Ora questo è il problema.

***

Da Sirius Black a Remus Lupin, discretamente durante Storia della Magia.

Come vanno le ferite?

Da Remus Lupin a Sirius Black; discretamente sull'orlo della paranoia.

Si fanno forza. Mi dovrebbero
dare una medaglia.

Da Sirius Black a Remus Lupin; molto indiscretamente, al che la faccia di Remus Lupin si copre, in un certo qual modo, di macchie.

Dovrebbero.
oppure dovrebbero darti un panino,
sembri un cadavere.

Da Remus Lupin a Sirius Black; compensando la mancanza di discrezione di Sirius.

Non sono un cadavere.
I cadaveri non mangiano
PANINI.

Da Sirius Black a Remus Lupin; insieme a una patentata "Faccia da Zombie."

Forse tu lo mangeresti.
Potresti essere un
Panino Zombie!

Da Sirius Black a Remus Lupin; insieme a un pentimento nascosto.

Ci siamo veramente preoccupati,
comunque sia.
Non gironzolare più
giovane uomo, oppure dovremmo
metterti un guinzaglio. 

Da Remus Lupin a Sirius Black; lanciato sopra la spalla in un momento di audacia.

Non ne posso fare a meno.
Scusa.

Da Sirius Black a Remus Lupin; insieme a un vago barlume d'idea.

Beh NOI avremmo potuto
evitarlo. Non vedo
perché non possiamo
trovare un incantesimo
per localizzarci, se
Pomona Sprout può fare un incantesimo
per trovare i suoi LIBRI
ogni dannatissimo giorno.

Da James Potter a Sirius Black e Remus Lupin; seguita da una faccia di Rimprovero Molto Intenso.

Di che cosa state PARLANDO
voi due?

Da Remus Lupin a James Potter; insieme a una alzata di spalle.

Di fare un piccolo incantesimo
che ci pedini.
Credo.
A dire la verità, non saprei.

Da James Potter a Remus Lupin; mentre James Potter mormora a Sirius "Wow, allora il tuo cervello funziona."

Fantastica idea, se me lo chiedi.
Tutti dovrebbero essere pedinati.

Da Remus Lupin a James Potter; considerando la logistica.

E come faremo
a seguire le tracce di
tutti? Sembra un'idea
intelligente in teoria ma
in pratica è 
più difficile.

Da James Potter a Remus Lupin; fiutando la sfida, e accettandola.

Lo so! Ma non è impossibile.
Nemmeno un po'.

Da Sirius Black a James Potter e Remus Lupin. Intanto Peter legge l'evidente collezioni di biglietti sul banco di Sirius, e Remus si copre di macchie di nuovo.

Avremmo bisogno
di qualcosa, tipo una base, giusto?
Dove possiamo tenerci al corrente di tutti quanti.
Come una mappa.

Da Remus Lupin a Tutti; ancora considerando la logistica.

Una mappa veramente grande.

Da Sirius Black a Tutti; facendo il solletico al naso di Peter con pezzi di carta non usati.

enoooorme!
Sarebbe un trucchetto e mezzo,
vero?

Da Peter Pettigrew a Tutti; quasi soffocando nella pila di carta per biglietti.

BEH POTREBBE
ESSERE...PIEGATA,
NO?

Da Sirius Black a Tutti; seguito da un'impressionante botta sulla schiena di Peter per liberare le sue vie nasali dalla carta.

GENIALE!!
SEI UN BRAV'UOMO, PETER,
CONGRATULAZIONI.

Da James Potter a Tutti; sottolineando semplicemente la verità.

Sei pazzo, Black? Sembri
PAZZO!

Da Sirius Black a Tutti; non c'è speranza di ritorno ora.

Dovremmo
FARLO
.

Da Remus Lupin a Tutti; ricordando ad ognuno di loro di, per favore, considerare la logistica.

Ci deve essere stato un qualche
precedente su cui possiamo
lavorare.

Da Sirius Black a Tutti; un esercizio in suprema perspicacia.

Perché? Non c'era nessun precio
precedente per tre quindicenni.
Lo sai di che parlo
ma ce l'abbiamo fatta
comunque, no?   

Da Peter Pettigrew a Tutti; un esercizio in umore ardito, avendo come risultato ancora più carta che gli solletica il naso.

GUARDA, È OVVIO
CHE VUOLE FARE
QUALCHE RICERCA QUINDI
FATEGLI FARE QUALCHE
RICERCA LO RENDE
FELICE.

Da James Potter a Tutti; rifiutando fermamente la logistica al momento, mentre interrompe l'inaccettabile confronto di idee.

Ed è anche bravo a farle.

Da Remus Lupin a Tutti. Ma considerare la logistica è utile.

Beh lo sto solo dicendo
perché sarebbe
UTILE.

Da James Potter a Remus Lupin; comprendendo che Remus Lupin passerà i prossimi mesi in biblioteca amoreggiando con la logistica.

Giusto, amico. Non ti tratterremmo  
dall'essere utile.

Da Sirius Black a Tutti. Prestatemi attenzione!

Lo facciamo??
POSSIAMO FARLO??
VERAMENTE?? PER FAVORE?? 

Da Peter Pettigrew a Tutti. Beh, solo se James dice che possiamo.

CERTO CHE
LO FACCIAMO.
VERO?

Da James Potter a Tutti; considerando alla fine la logistica.

Ci sto solo se Moony ci sta,
è l'unico di voi che
dice cose sensate qui.

Da Remus Lupin a Tutti; acconsentendo per il bene della logistica.

Grazie James.
OK, ci sto, ma
solo perché Padfoot
sta per avere un
ANEURISMA.

Da Sirius Black a Tutti; seguito un pugno alzato in aria in segno di vittoria.

URRAH.

"--um, ehm, come, Professore? Biglietti? Ehmm, Io non... no, stavo solo prestando a James qualche, um, pergamena--sì, Professore. La prossima volta non ci sarà scritto niente sopra, Professore."

***

Sirius Black fissa il diario. Il diario lo fissa. Le sue dita si muovono di scatto sulle cosce. Per quanto tempo, si domanda, un ragazzo e un diario possono resistere in una gara di 'chi fissa più a lungo?' Controlla l'orologio. Un'ora. Si muove con irrequietezza. Le ore passano lentamente. Scorre le dita sulla copertina e toglie via la polvere. Starnutisce. Non è leale curiosare nei pensieri privati di qualcuno, ma poi si sente di nuovo come se questi pensieri privati lo venissero a cercare. Dopotutto, sono i pensieri privati di Moony. I vecchi pensieri privati di Moony. (Un ragazzo di undici anni che tiene un diario. Remus imparerà mai cosa vuol dire essere un esemplare maschile normale, o inizierà a chiamare i diari "memorie" o "autobiografie in costruzione" o qualche altra nomina carina ma che fondamentalmente sono solo deboli scuse?)

Sirius Black fissa il diario. Il diario lo fissa. Le sue dita si muovono di scatto sulle cosce.

***

14 Settembre 1970
Mi sono fatto degli amici. Sembrano dei tipi a posto, veramente fantastici e divertenti e coraggiosi, anche se un po' pazzoidi. I loro nomi sono James Potter, Peter Pettigrew e Sirius Black e non ho la più pallida idea del perché gli piaccio o del perché mi hanno persino detto 'ciao' sul treno. Hogwarts è incredibile e sono nella casa di Grifondoro con i miei tre nuovi amici e c'è un grandissimo dormitorio per tutti i ragazzi (e poi ce n'è un altro per le ragazze che non ho visto quindi non posso commentarlo). Anche il cibo è incredibile. Ci sono così tante persone che riesco a mala pena a respirare per paura di infastidire qualcuno. Sirius Black ha picchiato da solo tre persone oggi e non sembra che gli piaccia molto il mio naso. E ora che lo guardo, è proprio un brutto naso. Non credo che il Signor Black sia del tutto contento di essere in Grifondoro con il Signor Potter, il Signor Pettigrew e io. Qualcosa a che fare con la sua famiglia, credo. Ma come primo giorno, non posso credere che sia successo tutto questo a me. WOW.
- R. J. Lupin

15 Settembre 1970
Sono assolutamente condannato a Pozioni. Non c'è nessun altro al mondo che è così condannato a Pozioni come me.

17 Settembre 1970
Beh sembra che quel calderone, che ho sciolto per metà, sia recuperabile. È un sollievo. Mi sono sentito terribilmente male per il ragazzo che faceva coppia con me - Severus Piton, un Serpeverde del primo anno, che, secondo Sirius, ha un brutto naso anche lui - però penso sia veramente bravo ma condannato se continuo a sciogliere calderoni sopra di lui. Non sembrava molto contento e non lo biasimo. Mi ucciderei. O almeno, vorrei uccidermi se fossi al suo posto.
Sono molto occupato ed è ora di pranzo!

20 Settembre 1970
Calderoni  bruciati: 3
Remus Lupin: senza speranza
    Penso che Sirius creda che mi manchi qualche rotella. Sto iniziando a domandarmi se io non sia un po' più scemo di quello che pensavo. Mi hanno assegnato un tutore per Pozioni e sono qui da poco meno di un mese.
CONDANNATO.
    Fortunatamente ci sono altre materie, in cui sono almeno decente, ma non ho nemmeno la metà del talento che hanno James e Sirius. È come se fossero cose che sanno già da tempo. Non sarò mai così sicuro in Difesa delle Arti Oscure come loro (ma nemmeno un po') o in qualsiasi altra materia - e ce ne sono molte & oh le amo tutte.
Non ho ancora scritto a Mamma e Papà, nemmeno una volta. Il tempo non scorre normalmente qua.
- R. J. Lupin

Primo Ottobre 1970
Oggi Sirius mi ha detto che ci potrebbe essere qualche speranza per me, dopotutto.
Amo stare qua.

8 Ottobre 1970
Va bene, ho capito una cosa: nella vita, nella vita di un ragazzo, devi conoscere le variabili. Devi avere un gruppo di 4 compagni coraggiosi e leali (che si schiereranno dalla tua parte, non importa se hai ragione o se hai torto, nella buona e nella cattiva sorte). Devi avere dei Nemici Giurati con i quali non devi scambiare nessun tipo di gentilezza sotto ALCUNA circostanza. Devi avere segrete strette di mano per riconoscere impostori e intrusi. Non devi mai e poi mai contestare queste regole circoscritte.
Non è molto giusto perché penso che Severus sia un tipo sveglio, ma per qualche ragione a Sirius non piace affatto.
Beh.
È tutto.
- R. J. Lupin

31 Ottobre 1970
Oggi è Halloween e abbiamo lavorato su questo scherzo per settimane ed è semplicemente fantastico. Beh, è quello che Sirius continua a dire, ancora e ancora, da venerdì scorso. Sebbene non veda la necessità di fare scherzi, capisco che sono anormale e perciò le mie percezioni sono soffocate, quindi farei meglio a credere a Sirius & James & Peter sulla parola.
Cos'altro dire? Abbiamo tutti i costumi e si accompagnano bene; siamo i moschettieri. È stata una mia idea e a loro è piaciuta.
Sirius è saltato fuori con un soprannome per Severus che usa perennemente e non mi piace pensare che sia divertente ma anche gli altri lo pensano. Il mio cervello anormale dovrebbe smettere di intervenire quando non è interpellato. È "Pitocchio." L'allitterazione è azzeccata.
Se lui e James non fossero così furbi, penso che Sirius troverebbe qualcosa di spiacevole nel suo tè la mattina.
Oh cavolo, sono in ritardo! C'è una festa e poi lo scherzo, il mio primo scherzo - spero di non essere terribile.

Primo Novembre 1970
Wow.
Non sono molto portato per gli scherzi ma amo i passaggi segreti.

13 Novembre 1970
Calderoni bruciati: 10
Persone picchiate da Sirius: 11
Volte in cui Severus Piton è stato picchiato da Sirius: 7
Scherzi riusciti: 3
Scherzi non riusciti: 1
Ho scritto una lettera a Mamma & Papà alla fine. Non penso di aver scritto cose sensate ma non sono capace di descrivere tutto questo.

25 Novembre 1970
Sirius è stato punito. Ho un'idea. Chissà se piacerà a James. 
AGGIUNTO PIU' TARDI: a James è piaciuta.

Primo Dicembre 1970
Ieri ha nevicato. Hogwarts è il posto più bello del mondo quando nevica, bianco dappertutto e tutti fanno pupazzi di neve e nessuno si concentra durante le lezioni, nemmeno i Professori, nemmeno la McGonagall, e tutti vogliono solo giocare con la neve per tutto il tempo.
Ieri abbiamo fatto un fortino e domani ne faremo uno più grande, così quando arriva un attacco serpeverde - e Sirius dice che succederà - saremo pronti. Non è proprio una lotta a palla di neve ma piuttosto una guerra a palla di neve. È una questione di massimo onore vincere.
    Nessuno qui lo sa. Loro non lo sanno e non sospettano. E l'altro giorno Sirius ha detto che siamo come i moschettieri, tutti per uno e uno per tutti. Papà mi ha scritto domandandomi se forse, un giorno, lo dovrebbero sapere ma non possono saperlo. Non lo sapranno. Qualche volta penso di piacergli. 
    Nessuno qui lo sa.
Spero di avere un nuovo cappotto per Natale. Sirius non lo voleva distruggere: tanto era vecchio e logoro.  

***